UGO VENTURINI E IL VIZIO DELLA MEMORIA

Sempre più spesso, su queste pagine, diamo spazio alla memoria. Alla memoria perduta, alla memoria calpestata, alla memoria dimenticata. Perchè siamo convinti che il vizio della memoria - che si parli di Resistenza vera o di resistenza tradita; che si invochi, nel silenzio di gran parte della città, una via per un genovese morto urlando l’orgoglio di essere italiano; o che si parli degli anni Settanta - è un vizio da cui non guarire mai. E, si badi bene, è una scelta che ha poco o nulla di politico. É una scelta fondalmentalmente umana.
In questa chiave - a partire da oggi, contemporaneamente all’uscita in libreria - pubblichiamo a puntate l’intero capitolo dedicato alla morte di Ugo Venturini e al dramma della sua famiglia del libro di Luca Telese Cuori neri. Dello spirito che anima il libro, ha parlato in modo mirabile nei giorni scorsi Stenio Solinas, in una pagina del Giornale che non era una recensione. Era il ritratto di una generazione. Luca Telese lo conoscete. Sa abbinare il gusto di avere sempre una notizia in più degli altri ad una scrittura dolce e levigata, capace di emozionare. Ecco, la storia di Venturini - tragica e quasi shakespeariana nella sua drammaticità - ci regala la capacità di continuare ad emozionarci, come un film con la più devastante delle sceneggiature. Ma anche la più vera. Perchè parla di vite.
Leggere il capitolo su Venturini su queste pagine e l’intero libro di Telese è qualcosa di più di un consiglio. É la scelta di non abdicare all’umanità.