Uil: flessibilità in cambio di salari più alti

Rottura di un tabù: «Sì alla competitività delle imprese, ma sulla base delle nostre richieste»

Antonio Signorini

da Roma

La chiama «miglior utilizzo degli impianti», ma ammette che non è molto diversa da quella flessibilità che secondo gli industriali è la condizione necessaria per concedere alle tute blu un aumento superiore ai 60 euro. Una specie di tabù per il sindacalismo di sinistra. Ma il segretario generale della Uilm Antonino Regazzi ha deciso di infrangerlo lo stesso, «fiducioso» del fatto che anche i duri della Fiom alla fine accetteranno la proposta che avanzerà già oggi alle segreterie unitarie di Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil.
La vicenda è quella della trattativa sul rinnovo del contratto dei metalmeccanici, arenata da tempo per la distanza tra le posizioni di Federmeccanica (i «metalmeccanici» di Confindustria) e quelle dei sindacati. In sintesi: Fiom, Fim e Uilm hanno chiesto aumenti medi di 105 euro oltre ad altri 25 euro per i lavoratori delle aziende che non hanno una contrattazione di secondo livello. Gli industriali si sono inizialmente bloccati su 60 euro complessivi, ma poi si sono detti disponibili ad aumenti più consistenti a patto che i sindacati accettino più flessibilità sull’orario di lavoro. La proposta è stata subito bocciata, con la Fiom che ha chiesto e ottenuto un pacchetto di scioperi. La Fim-Cisl ha fatto la sua proposta di mediazione: anticipo del rinnovo della parte «normativa» del contratto e un rinvio di quella economica tranne un acconto (si è parlato di 45 euro). Ma anche questa mediazione è stata respinta dalla Fiom e non sarebbe gradita nemmeno dagli industriali. Insomma, una situazione di stallo che non fa ben sperare per il prossimo incontro con gli industriali, a fine luglio.
Ora è la Uilm ad avanzare la sua proposta. «Rinnoviamo il contratto sulla base delle nostre richieste sia sul minimo contrattuale sia sui 25 euro per il secondo livello. Però diamo la nostra disponibilità a parlare di competitività delle imprese». In sintesi, per il leader dei metalmeccanici della Uil la competitività si affronta unendo i tavoli con gli industriali. Bisogna - spiega - «contrattualizzare la legge trenta», cioè la Riforma Biagi del mercato del lavoro; poi va affrontato il tema «dell’inquadramento professionale» e quello della «formazione». Infine va introdotto un nuovo argomento che è quello della «competitività o miglior utiilizzo degli impianti». In altre parole la flessibilità nell’orario che hanno chiesto recentemente il presidente di Federmeccanica Massimo Calearo e il direttore generale Roberto Biglieri.
Un modo per rendere accettabili ai sindacati due argomenti difficili come l’applicazione della legge Biagi e la flessibilità? «No - assicura Regazzi -, tutte e quattro le questioni - spiega - concorrono a realizzare la competitività. Non servono ad annacquare la flessibilità, servono per avere una maggiore efficienza e una migliore capacità del sistema produttivo metalmeccanico».
E la Fiom potra mai accettare un confronto con i datori sull’orario? «La Fiom partecipa agli altri tavoli, si confronta, magari con ragionamenti diversi, ma questo non è un motivo per credere che non accetti il confronto». Anche sulla legge Biagi? «In parte è già applicata, meglio che sia oggetto di contrattazione». E sugli orari di lavoro? «In Italia c’è un problema generale di competitività. E io non chiedo di cambiare la condizioni dei lavoratori». E la proposta di Giorgio Caprioli, leader della Fim-Cisl? «È poco chiara. Mi preoccupa perché sembrerebbe un accordo fine a se stesso. E come dire che noi ci facciamo da parte, usciamo di scena e lasciamo la partita in mano a Federmeccanica». Regazzi lo fa capire tra le righe: oltre alla - importantissima - partita del contratto dei meccanici c’è anche quella generale della riforma dei contratti e della ridiscussione dell’accordo del ’93. Serve un «patto sociale», auspica Regazzi. Ma se alla fine le tre federazioni riuscissero a portare a casa un contratto, senza nuovi scioperi della Fiom, sarà già un risultato.