Ulisse Sartini Ora il ritratto diventa postmoderno

Inaugurata da pochi giorni, la mostra «Le Art-mosphere di Ulisse Sartini» rimarrà a aperta fino al 15 luglio presso il Centro Caprese in piazzetta Cerio, a Capri (dalle 10 alle 13, e poi, dopo il caffè denso, quasi turco, di metà pomeriggio, dalle 16 alle 21.30. L’organizzazione è di Italian Art Collection di Maria Mucciolo, il luogo è lo stesso dove le sirene attirarono quell’altro Ulisse, che col nostro pittore aveva in comune una - inconsapevole? - tendenza al classico). Si tratta di un’esposizione suggestiva: vi possiamo vedere, tra l’altro, il Rinascimento sopraffare eroticamente il Postmoderno, che tuttavia rimane la cifra nascosta di Sartini, nato nel 1943. Non troppo nascosta: qualcuno ha potuto dire che il Nostro è un preraffaellita con tendenze alla Andy Warhol. Giudizio approssimativo.
La verità è che Sartini è innanzitutto un notevole ritrattista, perlopiù di celebrities e nobili: tra i suoi soggetti molti Papi, da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI, uomini di fede, come Josemaría Escrivá de Balaguer, uomini di spettacolo, da Pavarotti alla Callas (nella foto), e dell’informazione: Vittorio Feltri. Sono ritratti costruiti su un vertiginoso iperrealismo con cui, in una sola decisa pennellata, il pittore rilancia la scommessa di un’arte non cerebrale, non provocatoria, non parassitaria del passato, ma innervata da esso, e potentemente attuale. Chi non vorrebbe - per sentirsi appieno padre e figlio del proprio tempo - farsi ritrarre da Sartini? Avrebbe la certezza di riconoscersi subito nel dipinto (cosa che con altri artisti di oggi è impossibile) e di ritrovarsi trasfigurato da una tecnica assolutamente contemporanea.
In mostra a Capri si trovano soprattutto gli «Embriocosmi», una delle specialità extra-ritrattistiche di Sartini: sorta di proiezioni fantastiche di momenti che potrebbero ricordare la Genesi, la Nascita, l’Origine, il «Fiat Lux», sono opere che si troverebbero a proprio agio in un film di Cronenberg e che potrebbero ricordare, ad alcuni, quell’umanista pazzo di Giger. Solo che in Sartini - che ha appena ultimato un ritratto di Giovanni Paolo II alto due metri e mezzo, si dice andrà all’Arcivescovado di Cracovia - c’è la mitezza del cattolicesimo a stemperare le visioni interiori. Una mostra serena e feconda al tempo stesso. Ce ne fossero.