Ulivo, candidati scelti col manuale Cencelli

Il Prc cancella la proposta di un nuovo tributo Ue. Tajani (Forza Italia): Berlusconi determinante

Laura Cesaretti

da Roma

Il partito democratico? «Si farà subito dopo le elezioni», assicura Romano Prodi. «Ci vorranno ancora anni», spiega invece il ds Vannino Chiti.
Basterebbe questa lampante diversità di vedute per dare la fotografia della distanza che rimane tra il leader dell’Unione e i suoi principali alleati. E che il risolutivo vertice di lunedì sera non sembra aver risolto nulla.
Tanto che i maligni, al Botteghino e nella Margherita, raccontano sottovoce che in realtà la discussione vera e propria è durata molto meno delle due ore ufficiali, perché il Professore si sarebbe trovato davanti a interlocutori agguerritissimi e ben decisi a bloccare le sue «pretese di dettar legge» ai partiti. Prodi ne è uscito con pochissimi risultati concreti, tanto che lui stesso ammetteva ieri che nel vertice non è certo stato compiuto «un passo avanti rivoluzionario»: difficile definire tali la concessione di un richiamo ulivista nel simbolo dei partiti e la «cerimonia» di unificazione dei gruppi Ds e Margherita proprio nel giorno in cui si sciolgono le Camere. Quanto al numero di eletti scelti direttamente da Prodi, ieri un nuovo vertice ulivista ha definito i criteri di massima. A Quercia e Margherita, che si divideranno rispettivamente il 61 e il 39 per cento delle candidature (meglio, della quota di candidature rappresentata da 202 dei 217 deputati uscenti), spetterebbero 14 capilista e 13 a Romano Prodi. Una quota, quest’ultima, che comprende anche un numero di personalità esterne, di «alto profilo» e alcune provenienti dalla società civile, che guiderenno la lista dell’Ulivo. Si parla tra gli altri della repubblicana Luciana Sbarbati, di Tonino Di Pietro e dell’ormai prodianissimo Giuliano Amato. Tra quindici e venti dovrebbero essere i posti sicuri offerti ai prodiani (compresi gli attuali uscenti che fanno capo ad Arturo Parisi). Il consigliere del Professore, Ricky Levi, evitava però di sbilanciarsi: «Io non dò cifre, dico solo che abbiamo raggiunto l’accordo su tutto».
Resta l’allarme di Prodi per i sondaggi, che oltre a segnalare il progressivo accorciarsi di distanze tra Unione (sempre in vantaggio) e Cdl, indicano anche una realtà assai allarmante per il leader ulivista: la lista unitaria per la Camera viene data di diversi punti sotto la somma di Quercia e Margherita che corrono separati al Senato. E un esito simile rischia di essere la pietra tombale sulle speranze del Professore di imporre la propria leadership sopra quella dei partiti. «Ho voluto dire con molta chiarezza che si trattava di un problema politico e non si trattava di posti», ha spiegato Prodi ieri a chi lo interrogava sul vertice con Fassino e Rutelli. «Ieri - precisa il leader dell’Unione - c’è stata una serie di insinuazioni secondo le quali io ponevo certe questioni per qualche parlamentare in più o qualche posto da capolista in più. Non è così, è un problema di linea politica». In ogni caso, il Professore fa mostra di essere soddisfatto: «Abbiamo fatto un passo in avanti, non rivoluzionario, però era quello che si poteva fare nell’attuale situazione a ridosso delle elezioni. Però le decisioni prese non sono reversibili».
Certo non contribuirà a rassicurarlo la decisa frenata che arriva dai ds sulla costruzione del partito democratico: «Non ci vorrà un giorno - dice Chiti -. Forse mesi, forse alcuni anni. Dobbiamo darci un obiettivo ma entusiasmante e forte, quello di essere in campo prima delle prossime elezioni europee». Il che equivale a dire nel 2009: un orizzonte lontanissimo. Rutelli intanto spiega che il suo obiettivo è di «vincere le elezioni: insieme, con Prodi, con la lista dell’Ulivo, con la prospettiva del partito democratico, cui la Margherita crede profondamente». Nei ds, comunque, anche la simulazione di gruppi unitari del 29 gennaio crea scompiglio. «Non possono essere i deputati di questa legislatura a prendere impegni formali per quelli della prossima: lo dice la Costituzione e i regolamenti parlamentari», insorge il capo del Correntone Fabio Mussi. Che ricorda a Fassino: «L’ultima riunione della Direzione del partito non ha deciso affatto una accelerazione verso il partito democratico, anzi non se ne è fatto proprio cenno sul documento finale approvato, non ultima condizione del voto unanime». E Fulvia Bandoli ironizza sulla «bizzarra» idea di costituire gruppi unici nel giorno dello scioglimento delle Camere.