Ulster, cattolico ucciso dagli ultrà protestanti

«Non hanno smesso di picchiarci nemmeno quando la vicina di casa ha cominciato a urlare che era incinta», ha raccontato Evelyn. Che pure non riesce a invocare vendetta. «Mio marito non l’avrebbe voluta. Non voleva le tensioni e le lotte che vanno avanti da queste parti». E quella «parte» si chiama Coleraine, contea Derry o Londonderry (perché anche i nomi in questi luoghi sono il simbolo delle divisioni), Irlanda del Nord: un luogo dove l’odio «settario», la lotta sanguinosa tra protestanti e cattolici, unionisti e repubblicani, non si è mai del tutto fermata.
Evelyn da domenica non ha più un marito. Venticinque anni di vita passati assieme a Kevin McDaid sono stati spazzati via dalla furia delle spranghe e delle mazze da baseball di un gruppo di 40 ragazzi colmi di birra e di folle euforia per la vittoria della squadra di calcio simbolo della comunità protestante, i Rangers di Glasgow. L’omicidio che si è consumato a calci e pugni nel distretto di Coleraine è l’ultimo atto della guerra fra le due comunità che si combatte anche a colpi di simboli. Lo scudetto della Scottish Premier League vinto domenica dai Rangers, storici avversari dei Celtic - l’altra squadra di Glasgow, orgoglio dei cattolici di Scozia ma anche d’Irlanda -, è stato il pretesto per scatenare la furia anti-cattolica, il linciaggio contro il diverso. Kevin McDaid, 49 anni, operaio impegnato nel volontariato, è morto davanti alla moglie Evelyn, che ora porta i segni della tragedia sul volto, gli occhi tumefatti e lo sguardo perso mentre si dispera: «Kevin era la mia via. Non so come farò senza di lui».
Era uscito di casa con la moglie per cercare i figli e farli rientrare, mosso dal presentimento che quella notte di festeggiamenti potesse rivelarsi pericolosa. E proprio davanti alla porta della sua abitazione Kevin si è imbattuto in quel gruppo di esaltati. Alistair Finlay, vice-capo della polizia locale, dice che è ancora troppo presto per parlare di violenza organizzata da parte di un gruppo. Ma Evelyn non ha dubbi: «Erano dell’Uda» (Ulster defence army), un gruppo paramilitare protestante. E l’ispettore Frankie Taylor è anche lui convinto che si tratti di un omicidio settario: «È stato un attacco dei protestanti ai cattolici - ha detto -. Purtroppo Kevin non può più parlare e abbiamo bisogno di gente che si faccia avanti e lo faccia al posto suo». Ma il rischio è che la paura prevalga e che il numero delle vittime cresca: in un attacco della stessa natura, a pochi passi dal luogo in cui è morto Kevin, Damian Fleming è stato malmenato da un altro gruppo e lotta contro la morte in ospedale.
Agli arresti ci sono undici persone. E nell’aria c’è la triste consapevolezza che nonostante gli accordi di pace e un decennio che separa l’Irlanda del Nord dalla fine dei Troubles - la guerra civile tra protestanti e cattolici che ha fatto oltre tremila morti - in Ulster la violenza sporadica nata dall’odio tra le due comunità non si è fermata. Prova ne sono le azioni dei gruppi armati cattolici, che due mesi fa hanno ucciso brutalmente due soldati e un poliziotto.
La preoccupazione che la tensione possa salire improvvisamente e scatenare una nuova guerriglia dopo atti di questo genere è molto forte. Il figlio di Kevin attacca: la polizia non ha fatto nulla mentre mio padre moriva. Ma a gettare acqua sul fuoco, nonostante lo strazio, i lividi in faccia e la morte nel cuore, ci ha pensato sua madre Evelyn: «Non voglio vendetta, perché non l’avrebbe voluta mio marito», ha ripetuto ieri fino all’ossessione. Per poi rivelare: «Non sono nemmeno cattolica io. La nostra era una coppia mista».