ULTIMA CHIAMATA E NON È UN INCIUCIO

Sotto l’albero di Natale della politica c’è una ipotesi di tregua. Se la cosa si avverasse sarebbe un bel regalo per gli italiani. Il merito della svolta è di chi anche in questi ultimi mesi non ha perso calma e buonsenso. E del coraggio di altri che, alzando la voce dentro un Pdl non uso a urlare, hanno fatto chiaramente capire ai radicali di sinistra, agli opportunisti di centrodestra e ai magistrati politicizzati che non sarebbe stato possibile ribaltare il risultato delle urne con la menzogna e la violenza. Il bilancio della campagna di odio è pesante. Silvio Berlusconi ci ha rimesso la faccia, in tutti i sensi, ma nonostante ciò, come dimostrano gli ultimi sondaggi, il suo gradimento non è stato scalfito, gli elettori hanno ancora fiducia in lui e nel progetto liberale-riformista che è l’obiettivo dell’azione di questo governo.
Dicono che il premier dia il meglio di sé quando è in difficoltà. Deve essere vero se, come sta accadendo, a poche ore da un attentato che non ha precedenti nella storia repubblicana, si intravvede una via d’uscita al muro contro muro. Berlusconi stesso, dalla sua camera d’ospedale, aveva lanciato segnali chiari ad alleati ingrati e oppositori moderati: isoliamo i violenti e sediamoci attorno a un tavolo. Poi è stato il turno di Giulio Tremonti che ieri ha messo nero su bianco una proposta operativa: dialogo con l’opposizione per fare insieme riforme istituzionali, in Parlamento o in alternativa in una commissione ad hoc.
Le risposte non si sono fatte attendere. La più importante è arrivata da Massimo D’Alema, leader ombra del Pd: la Costituzione si può riformare, la sinistra è pronta al dialogo. Casini, dopo le sue sfuriate anti Berlusconi e le sue minacce di accordi con Bersani e Di Pietro, vuole evitare di rimanere fuori dalla partita e rivede toni e strategie: con il Cavaliere - dice - un compromesso si può trovare. Rimbomba invece il silenzio di Gianfranco Fini, quello del Valium al Giornale, vero sconfitto da questa accelerazione. Per mesi ha tramato, offrendosi a tutti come unica alternativa al berlusconismo. Ora si ritrova isolato, ignorato, scavalcato da destra e sinistra.
Giustizia, legge elettorale, presidenzialismo: finalmente parlarne non è più roba da fascisti, un attentato alla Costituzione. Ne sono convinti i moderati di entrambi gli schieramenti ma la strada delle riforme resta in salita. Dentro il Pd, Veltroni e Franceschini, scornati rispettivamente alle urne e alle primarie, non si danno pace. Accusano D’Alema di alto tradimento, per loro l’unico obiettivo resta ancora vedere Berlusconi morto, altro non gli interessa. In questo sono spalleggiati dal solito Di Pietro e dalla sua compagnia di giro formata dall’escort D’Addario, dal killer Spatuzza e da un manipolo di giornalisti e intellettuali frustrati. Fermare l’inciucio è la loro nuova parola d’ordine, quasi una missione. Faranno di tutto per ostacolare il dialogo, anche se onestamente è difficile immaginare qualche cosa di più feroce di ciò che hanno già messo in campo o indirettamente provocato.
Una cosa è chiara, non c’è nessun inciucio all’orizzonte. Che il Paese abbia urgente bisogno di riforme è dire una ovvietà. Se Berlusconi minaccia di farle da solo, a colpi di maggioranza, si urla al tiranno. Se su questo tema apre alle minoranze, si grida all’inciucio. La contraddizione è palese. Vedremo nelle prossime ore se l’opposizione vorrà rimanere prigioniera dell’invasato Di Pietro e di due ex segretari perdenti, oppure scegliere di aprire una nuova stagione, per il bene della gente e per il suo. Con buona pace di Fini e di Napolitano.