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Il dopo voto può avere il volto di Pisapia e De Magistris? No. E i primi a
saperlo sono i professionisti della politica che si ammucchiano sul loro
carro

Ma il dopo può avere il volto di Pisapia e De Magistris? No. E i primi a saperlo sono i professionisti della politica che si ammucchiano sul loro carro. Gente che ha rinnegato valori e coerenza per aggrapparsi a un presunto dopo Berlusconi che li tenga ancora in vita a spese dei cittadini. Uomini di destra che sposano la sinistra, cattolici che chiedono di votare per laici, garantisti che si consegnano ai giustizialisti: Fini, Casini e Bersani vogliono spacciare il proprio interesse per il bene del Paese. Parlano del futuro come cosa loro. Si offrono per il dopo Berlusconi senza accorgersi che il loro dopo è già passato.

Il loro credo è eliminare Berlusconi: come amministrare Milano o Napoli non è un loro problema. È già accaduto in passato, vedi l’Unione di Prodi, e accadrà di nuovo per l’impossibilità di mettersi d’accordo, per l’incapacità di avere un’idea comune. In questi anni non hanno saputo offrire un progetto né creare un leader riconosciuto, limitandosi a cavalcare un decadente antiberlusconismo, l’unica ragione che li abbia uniti e tenuti in vita. Ma si può migliorare Milano esibendo lo scalpo del Cavaliere? Si possono cancellare a Napoli vent’anni di mal governo di sinistra mettendo agli arresti il berlusconismo?

Chi pensa che il dopo non appartenga a Fini, Casini, Bersani, Di Pietro e Vendola, oggi può rispondere di no. Questo, ormai, non è un voto per la Moratti o Lettieri, ma per disinnescare la casta degli attempati marpioni della politica che ancora crede di poter decidere per tutti. A Napoli e Milano può finire qualcosa, ma di certo non ricomincerà nulla. Questa parodia aristocratica che unisce sinistra snob e i soliti vecchi poteri che da sempre tengono in ostaggio l’Italia non sarà mai il nostro futuro.