Ultima follia: Minzolini pericoloso

CONGIURA Contro il neo direttore del Tg1 perfino una protesta di piazza: emergenza democratica

Pure una «grande» manifestazione per «l’emergenza democratica», gli scatenano addosso. Indetta «unitariamente» dall’Usigrai, sindacato dei giornalisti Rai, e dalla Fnsi, sindacato generale dei giornalisti italiani, con l’associazione di Federico Orlando e Giuseppe Giulietti, hai detto un piffero. A dimostrazione che al ridicolo non c’è mai fine. Ma sì, andate tutti il 28 maggio, ordine e sindacati, Pd e dipietristi, Unità e Repubblica, risorga pure il pio Oscar, tutti fuori dalla fossa a cantar bandiera rossa contro Augusto Minzolini. Il primo, vero cronista indipendente e libero che giunge al timone del Tg1 dopo tanti tromboncini e pesci bolliti.
Ma come si fa ad alzar le barricate contro la prima scelta intelligente mai stata partorita per la Rai dal centrodestra. Passi per i giornalisti Rai, tutti e da sempre lottizzati, proni ad ogni fischio del potente di turno. Ma l’Unità di Concita De Gregorio, scelta per grazia di Veltroni e dei fratelli Soru, che finge di non sapere quanto sia libero e giornalista imbattibile il Minzo? Ed Ezio Mauro, che prima di ereditare la Repubblica di Scalfari e De Benedetti si sarebbe svenato, avrebbe venduto ambedue i reni per non perdere il Minzo, e ora scioglie i corti maltesi? Pietà per Europa di Stefano Menichini, che ieri titolava sul «Lodo Minzolini» definendo il neo direttore del Tg1 «fulminato sulla via di Arcore» e «ufficiale comandato».
Per dirla con Totò: ma mi facci il piacere! In verità non è soltanto invidia del pene tra frati pennaioli, è che s’è scatenata una guerra scomposta e arruffona dove la sinistra spara ormai su se stessa, pure sulle madri e sui propri figli, si lancia verso il baratro mitragliando all’impazzata contro qualunque cosa si muova. Avrebbero ritirato quei bonzi che hanno nel Cda Rai anche se al Tg1 fosse stato nominato Vladimir Ulianov Lenin. Così, dopo averlo riempito di pacche sulle spalle, complimenti e sorrisi finché il totonomine impazzava, ora son tutti lì ad additare l’unico giornalista parlamentare che non ha mai risparmiato nessun politico, come un lebbroso, un venduto, un servo.
Difendo il Minzo anche se non fosse mio amico. Pur se ha dato «sole» anche a me, per iattura in campi diversi dal lavoro e anch’egli senza risparmiare le madri. Ma di grazia, che cosa gli rimproverano? Volevano per il Tg più seguito dagli italiani ancora un direttore materasso? Non è un mistero che se la sua nomina è arrivata così in ritardo, è perché Fini stentava a digerirla. Perché Minzolini scriveva e riscriveva come il presidente della Camera faccia il bastian contrario per scelta e inutilmente, rischiando di far la fine di Casini.
È stato lui a far dire al povero e grande Colletti, quando Berlusconi aveva improvvisamente rovesciato la Bicamerale, che il leader del centrodestra era probabilmente «in preda a sostanze eccitanti». Memorabile quella volta che, nell’agosto del 2000, l’inviato della Stampa volò alle Bermuda e riuscì ad intrufolarsi nella villa di Berlusconi, con la promessa che non avrebbe scritto una riga. Lui rispettò l’impegno, però fece parlare «i muri che avevano ascoltato», rivelando così che nell’imminente scontro elettorale il Cavaliere preferiva aver di fronte Rutelli piuttosto che Amato, perché gli avrebbe «tirato fuori il suo passato radicale e abortista». L’aneddotica un po’ velenosa racconta ancora di quando il giovane Minzolini e il grande Guido Quaranta si infilarono un camice degli addetti alle pulizie per orecchiare quanto si discuteva nel sinedrio democristiano, venendo scoperti e buttati fuori in malo modo. Ma è ancora il Minzo che intervistava Rutelli sotto la doccia, Forlani mentre gli tingevano i capelli d’azzurrino. È lui che ha provocato le dimissioni di Violante dall’Antimafia rubandogli la notizia, mentre correva nel corridoietto dell’aula di Montecitorio, che la procura di Catania stava incriminando Dell’Utri. Soltanto a lui, pur sorridendo, D’Alema dice: «Ti spezzo le gambe». Lui ha scoperto il «patto della crostata» a casa Letta, lui ha messo in difficoltà Craxi scrivendo che «per far carriera in Rai si deve passare per il salotto di GBR», la tv di Ania Pieroni. Eppure, la più bella intervista televisiva del suo ultimo anno di vita ad Hammamet, Craxi l’ha data a Minzolini.
Ma se non va bene neanche lui, vuol dire che la sedicente sinistra è votata all’estinzione. Come i dinosauri rintronati.