Ultima sparata di Morales: «Bush è un terrorista»

Il presidente boliviano attacca gli Usa per la guerra in Irak e fa contento Castro che lo accoglie con tutti gli onori a Cuba

da L’Avana

Tappeto rosso, tre plotoni di guardia d’onore e fanfara militare. È uno sbarco trionfale quello di Evo Morales, presidente eletto della Bolivia, all’aeroporto di L’Avana. Ad accoglierlo con indosso l’uniforme c’è Fidel Castro in persona, che lo stringe affettuosamente tra le braccia.
«Sembra che la mappa dell’America Latina stia cambiando», dice il líder máximo soddisfatto dalla decisione di Morales di rendergli subito omaggio. Nel subcontinente, infatti, da alcuni anni è in atto una deriva a sinistra e la vittoria del presidente indio, che in Bolivia predica la nazionalizzaione delle risorse e la lotta contro l’imperialismo Usa a fianco di Cuba e promette di fermare la guerra alla coca, rappresenta soltanto l’ultimo episodio politico. Ma Castro è contento soprattutto perché Morales è un suo fan e ha scelto Cuba, che festeggia in questi giorni il 47° anniversario della rivoluzione, come prima meta dei suoi viaggi all’estero. «Sono felice ed emozionato - afferma pieno di ammirazione il leader boliviano - per essere qui con il Comandante, al quale mi lega una grande amicizia».
Morales si è lasciato alle spalle una scia di polemiche dopo l’intervista concessa alla tv araba Al Jazeera alla vigilia del viaggio. Parole pesanti contro il presidente americano George W. Bush e la guerra in Irak. «È Bush l’unico terrorista - ha detto il neo presidente - perché è l’unico a intervenire militarmente nelle questioni interne degli altri Paesi. Questo è terrorismo di Stato, mentre coloro che rivendicano i propri diritti - ha aggiunto riferendosi alla guerriglia irachena - non sono terroristi». Invitando la Casa Bianca «a porre fine alla brutale invasione del Paese», Morales ha tessuto le lodi invece del premier spagnolo José Zapatero per la «sua decisione di ritirare le truppe». Affermazioni pesanti, che ieri hanno spinto il portavoce del presidente boliviano, Walter Chavez, a correggere il tiro. «La frase è stata estrapolata dal contesto - ha cercato di spiegare Chavez -. Non è stata affatto un’accusa diretta ma solo un suo commento in merito all’invasione dell’Irak. Insomma, due cose ben diverse».