Ultima spiaggia azzurra fra le trappole dei croati

Recalcati recupera Pozzecco. Sarà decisivo il coraggio dei lunghi

Oscar Eleni

da Podgorica

L’Italia del basket con gli occhi pesti e le piume arruffate, divisa giusta per le imprese impossibili, danza nella pioggia del Montenegro e, scherzando, pensa che se oggi sul campo di Podgorica non batterà la Croazia, più alta, più grossa, allora potrà finalmente meditare sul lago di Scutari o e andare a pescare insieme a Dejan Savicevic, il Genio dell’era milanista, oggi presidente della federcalcio di questa terra.
Carlo Recalcati sembra l’unico paziente, ottimista fra tanti cantanti stonati anche se sono in pochi a vedere il cactus che cerca lui per avere almeno un po’ d’acqua nel deserto dove realmente s’è accampata la squadra. Oggi avrebbe bisogno di cuori intrepidi per battere la Croazia, di coraggio vero, non soltanto di parole, o di promesse da marinaio, ma anche di geometria per dare i tempi giusti alla partita.
L’alba di Vrsac, il mezzogiorno nell’aeroporto di Belgrado, la scoperta di Podgorica arrivando quasi dal mare dove aspetta una barca per portare, chi non ha voglia di lotta, verso Ancona. Ci piace questa atmosfera da temporale con il sole che fa le sue prepotenze, da ultima spiaggia, cosa che di solito esalta l’azzurra dei canestri: Pozzecco non zoppica più tanto, Basile sembra una Ferrari che in mano all’osteopata deve sempre essere riassestata, Galanda ha l’occhio truce del capitano vero, Marconato e Chiacig sanno che oggi non ci potranno lasciare nudi dove impera Vujcic, dove svettano i 213 cm del 25enne Kasuna, asso emergente Nba con Orlando. I nostri due lunghi sono tornati a cantare nel coro, Dante Calabria ha qualche problemino, ma speriamo che senta il fondo di questa bella arena, più del legno della Vojvodina.
Con i croati abbiamo vinto spesso nelle amichevoli, poche volte nella partite vere: loro ci fecero tremare ad Antibes nell’anno dell’oro di Parigi, loro ci hanno buttato fuori, affondando il progetto Tanjevic, agli europei in Turchia nel 2001. Provare ad affrontare la realtà ricordandosi che, incredibilmente siamo la squadra che ha perso meno palloni nell’Europeo, mentre i croati di Neven Spahija, l’allenatore di Roseto che l’anno scorso avrebbe meritato il premio come tecnico dell’anno, sono i peggiori e ne hanno regalati 22 a partita.
«Credere in qualche cosa», dice un allenatore che riesce a dormire sul volo da Belgrado al Montenegro che non ha gli occhi spiritati, capace di leggere nella realtà del presente e anche in quella non consolante del futuro, pensando agli uomini grossi. Alle 18 di oggi sapremo se da domani ci toccherà meditare su quello che non abbiamo fatto per la tutela dei giocatori italiani o se potremo concentrarci sulla Spagna nei quarti di finale e quindi pensare ancora al mondiale giapponese che a questo punto, coll’offerta di 6 posti, sembra il premio più facile da raggiungere.
GLI SPAREGGI. Croazia-Italia e Germania-Turchia (ore 18); Grecia-Israele e Serbia-Francia (ore 20.30)