Ultima tentazione di Berlusconi: voto anticipato

Il voto su Caliendo potrebbe decretare la fine politica della
maggioranza. Il premier sta valutando se salire al Quirinale per
chiedere di tornare alle urne. A frenarlo il timore di nuove defezioni
nel Pdl e di una reazione negativa delle Borse. Maroni: <strong><a href="/interni/maroni_garantisce_possibile_andare_urne_ottobre/04-08-2010/articolo-id=465243-page=0-comments=1" target="_blank">&quot;Se il governo cade, al voto. In autunno si può&quot;
</a></strong>

RomaPer Berlusconi è il giorno del grande dilemma: salire al Quirinale e dare un’accelerata alla crisi; o attendere settembre per presentarsi di nuovo alle Camere per chiedere la fiducia su un nuovo programma di governo. Chiaramente dopo aver concluso una trattativa con i centristi per allargare il sostegno al suo governo. Ci si spacca la testa sul peso tutto politico che ha il voto sulla mozione di sfiducia al sottosegretario della Giustizia Caliendo, che ieri il premier ha incontrato a palazzo Chigi assieme al guardasigilli Angelino Alfano. Posto che non ci saranno rotture traumatiche sulla sorte del membro del governo, visto che i finiani sono orientati all’astensione, tuttavia si ragiona sugli effetti plateali di questa bizzarra conta.
Ancora una volta si tratta di numeri. Un minuto dopo il voto alla Camera, infatti, emergerà con tutta chiarezza che l’attuale centrodestra non ha più una maggioranza. E che la truppa finiana è passata all’opposizione, seppur velata dietro il paravento dell’astensione. Su un totale di 630 deputati la maggioranza necessaria è di 316 deputati. Con circa 80 astenuti (finiani, udiccini, autonomisti e forse i liberaldemocratici), la maggioranza composta da Pdl e Lega sarebbe di soli 298 mentre per la sfiducia ci saranno i 230 deputati di Pd e Idv. Ecco la tentazione del premier: salire al Colle e investire della questione il capo dello Stato. A sostegno di questa mossa una considerazione che, ancora una volta, poggia sulle cifre: al Senato non ci sono i numeri per alcun ribaltone. E anche alla Camera gli antiberlusconiani, cui vanno annoverati ora i seguaci di Fini, non sarebbero certo preparati per dar vita a un governo tecnico-pastrocchio. Probabile, quindi, che Napolitano non si presti ad avallare una sorta di ribaltone e sciolga le Camere. In questo modo il premier potrebbe addossare tutta la colpa del crac al «tradimento» di Fini e incassare l’ira degli elettori nelle urne. Oppure potrebbe salire al Quirinale e solamente investire della questione il capo dello Stato, tornare a palazzo Chigi con un «vai avanti», e avere una legittimazione in più dal presidente. Un’ipotesi, quella del voto anticipato, che ieri ha trovato sostegno anche in Franco Frattini e Raffaele Fitto. L’ipotesi di un governo tecnico guidato da Tremonti «sarebbe il tradimento più profondo della scelta degli elettori», ha avvertito il ministro degli Esteri. «No ai giochi di palazzo» ha scandito il titolare dei Rapporti con le Regioni.
Lo scenario del Colle, tuttavia, comporta due rischi. Il primo: non si sa se, aperta la crisi, a qualche elemento pidiellino venga la tentazione di passare con i frondisti. I finiani assicurano che gli uomini pronti a fare il salto della quaglia sarebbero parecchi: dieci, forse di più. Vero o millanterie? Di certo si vocifera che una di queste possa essere addirittura la tesoriera del partito Chiara Moroni. Il secondo rischio: dare un’immagine del Paese poco stabile sarebbe deleterio per i mercati. Andare alle elezioni a ridosso di una crisi economica senza precedenti, avendo appena incassato la fiducia internazionale con la manovra correttiva e con le emissioni di titoli di Stato la settimana prossima potrebbe essere rovinoso. La paura è veder schizzare in alto gli spread, sintomo di scarsa affidabilità dell’Italia sui mercati.
Meglio frenare, quindi. E se strappo dev’essere lo sia a settembre ma non oltre. D’altronde lo ha detto chiaro e tondo lunedì sera durante l’incontro con i senatori: «Non sono disposto a farmi trascinare nelle sabbie mobili dei giochetti parlamentari da Prima Repubblica». Chiaro riferimento ai corteggiamenti tra finiani e centristi in vista di chissà quale terzo polo. E poi settembre è meglio della primavera 2011 o delle calende greche: più passa il tempo, infatti, più le truppe di Fini si organizzano sul territorio e fanno proseliti con un alleato in più: i magistrati. I quali potrebbero sferrare l’ennesimo attacco a qualche altro membro del governo. La strategia quindi è questa: dare segnali di solidità all’estero ma tenersi pronti, prontissimi, alle elezioni. Ed è questo il messaggio lanciato ieri sera alle 25 deputate incontrate al castello di Tor Crescenza per un saluto e un ringraziamento, prima delle vacanze. Vacanze di super lavoro.