Ultimatum ai rom: «Smettete coi furti»

Ci risiamo. Il campo rom di via Triboniano torna a far discutere. E dopo solo tre mesi di vita, sembra come minimo destinato a un ripensamento profondo. Tutta colpa dei «ladri di rame». Novecentodieci metri lineari di cavi rubati la notte di mercoledì - gran parte dei quali poi recuperati lungo la ferrovia ormai in condizioni inutilizzabili -, 40 metri di recinzione attorno al cantiere abbattuta, cinque cartelli divelti. Materiale che, è il colmo, era appena stato sistemato in quella che sarà la nuova area 3, riservata alle roulotte dei rom romeni. Proprio su di loro si concentrano i sospetti di polizia e ghisa, quella notte colti di sopresa mentre pattugliavano la rotonda nei pressi del lago dei Tigli. Adesso che sono accusati persino dai «vicini» bosniaci alloggiati nei container. «Sono stati loro, sono loro che fanno i soldi col rame rubato», si sbilancia un uomo. Trentamila euro: tanto valgono quei fili di metallo al mercato nero.
La corda, già tesa, rischia di spezzarsi. Il vicesindaco, Riccardo De Corato, l’aveva messo in chiaro subito. «Un altro guaio e il patto di legalità sarà revocato». Ieri sera lo ha ribadito davanti alla comunità rom in un incontro convocato d’urgenza presso la sede della Protezione civile, presenti i volontari della Casa della Carità di don Virginio Colmegna. «Non è semplice sfilare da sottoterra 900 metri di cavi. Qualcuno ha visto e se ne è stato zitto. Questa si chiama complicità. Quindi: fuori i nomi, vi state giocando la credibilità. Altrimenti bisognerà rivedere seriamente i nostri accordi». Delusa l’assessore alle Politiche sociali, Mariolina Moioli, la «mente» del patto coi rom, giunta anche lei in visita. «Abbiamo ragionato assieme agli interessati. A questo punto alzeremo il tiro. Individueremo i responsabili, che saranno allontanati. Devono capire che certi episodi sono un danno per loro stessi, perché compromettono gli strumenti dell’integrazione».
Meno soft il giudizio di Davide Boni, capodelegazione della Lega in giunta regionale. «Quello che è avvenuto non fa che confermare le nostre perplessità in merito al patto. I colpevoli siano chiamati a rimborsare i danni». Infine, Boni rincara: «La realtà dimostra che è inopportuno continuare a offrire assistenza a spese dei milanesi, specie considerando la carenza di agenti delle forze dell’ordine a disposizione della città».