Ultimatum a Casini: «Torna nel Polo ma in fretta»

Il Cavaliere ammette: «Commosso nel vedere tanta gente. La mia leadership? Una questione grottesca»

Adalberto Signore

da Roma

Porta consiglio la cena a Palazzo Grazioli con cui Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini brindano fino a tarda sera al bagno di folla di piazza San Giovanni. Così, quando a metà mattina il Cavaliere lascia via del Plebiscito con destinazione Arcore, l’immagine del figliol prodigo con cui aveva cercato di lenire le divergenze di vedute con Pier Ferdinando Casini si fa d’un tratto più sfumata. E se solo ventiquattro ore prima l’ex premier assicurava che il «vitello grasso» sarebbe stato ucciso quando l’Udc avesse fatto ritorno a casa («arriverà, non abbiamo dubbi a riguardo»), ora i toni sono ben altri. «Perché - dice Berlusconi - i tempi possono anche passare...». Insomma, «se c’è un ritorno, che si manifesti presto, altrimenti il vitello lo usiamo per altre cose». All’alba del giorno dopo, insomma, il cambio di passo è evidente.
Fino a sabato, infatti, la strategia concordata con Fini prevedeva di tenere bassi i toni ed evitare qualsiasi accenno polemico con l’Udc. Solo Umberto Bossi era andato avanti a puntare il dito contro l’assenza di Casini, mentre il Cavaliere aveva preferito dispensare pazienza e godersi il successo della piazza. Ma sabato sera, a Palazzo Grazioli Berlusconi ha ripetuto più volte ai presenti che «per quanto sia stoico la pazienza ha pur sempre un limite». Così, non è un caso che pure Fini si lanci in quella che lui stesso definisce «un’equazione di una semplicità assoluta». «Nel momento in cui le sinistre attaccano frontalmente Berlusconi - spiega - chi nel centrodestra lavora per indebolirlo, lavora oggettivamente a favore delle sinistre».
Nonostante i toni più polemici, però, l’obiettivo del Cavaliere resta quello di recuperare l’alleato. Tant’è che il vicecoordinatore azzurro Fabrizio Cicchitto si affretta a dire che «deve essere fatto ogni sforzo per ristabilire un rapporto positivo con l’Udc». «Ma che sia in tempi brevi, perché - confidava dopo la manifestazione Berlusconi ai suoi - questa volta non ho alcuna intenzione di farmi logorare come nei cinque anni a Palazzo Chigi». Da qui, l’accelerazione di ieri che non pare entusiasmare troppo la Lega. Nei giorni scorsi, infatti, Bossi ha già detto che per quel che lo riguarda «Casini non è indispensabile». Concetto ribadito da Roberto Maroni. «Francamente - spiega il capogruppo del Carroccio alla Camera - non capisco perché Berlusconi continui a rincorrere Casini e Tabacci. Li lasci andare per la loro strada, gli elettori dell’Udc sono già con noi». Berlusconi, però, pare intenzionato a «fare il possibile». Almeno nei prossimi mesi. E in quest’ottica un passaggio chiave sarà certamente la federazione dei partiti del centrodestra, progetto ormai allo stato avanzato e che ricomprende anche la Lega. A quel punto, infatti, per Casini diventerebbe sempre più difficile restare alla porta in nome delle «due opposizioni». Sulla leadership, però, il Cavaliere non sembra lasciare spiragli. È «una storia grottesca», perché «l’investitura viene dal popolo»: i 2 milioni in piazza a Roma contro i 10mila di Palermo. E ancora: «Credo che al di là dei dubbi sul voto le ultime elezioni hanno decretato che in quel famoso attacco a tre punte c’era un attaccante che segnava molto più degli altri».
Il Cavaliere torna poi sulla manifestazione di piazza San Giovanni, «un grande atto collettivo di un’opposizione propositiva e costruttiva». «Su quel palco, davanti a così tanta gente, ho avuto anche qualche attimo di commozione», confida ai suoi. E si sfoga: «Ora mi vengano a raccontare che Forza Italia è un partito di plastica che non ha un radicamento sul territorio, me lo vengano a raccontare...». Il Cavaliere, poi, ribadisce «la necessità» che, dopo «le accuse ignobili» di Enrico Deaglio, si «ricontino tutte le schede per verificare se il risultato delle elezioni fotografa esattamente la volontà degli italiani». E assicura: nessuno ha «mai pensato alla spallata», anche se la maggioranza «è disunita e in disaccordo su tutto», al punto da «lasciarsi dominare dall’estrema sinistra fondamentalista».