Ultimatum dei cinesi: «Basta coi controlli»

«Troppi controlli delle forze dell’ordine all’Esquilino, eseguiti, fra l’altro, in orari e con modalità non chiare». La comunità cinese a Roma è arrivata all’incontro di ieri con il sindaco con richieste precise: no al razzismo e no a inutili vessazioni discriminanti. Richieste messe nero su bianco in una lettera consegnata a Veltroni prima di quella riunione a cui ha partecipato come rappresentante della Comunità cinese, fra gli altri, il presidente della Consulta delle Comunità straniere a Roma, Pan Yongchang. Per il Comune, invece, presenti il sindaco e l’assessore alla Sicurezza, Jean Leonard Touadi. Fuori dalla sala di riunione, anche molti giornalisti cinesi, fra cui Zhang Lei, corrispondente di Il quotidiano del Popolo, giornale che vende 3 milioni di copie al giorno. I cinesi puntano soprattutto a fermare tutti i controlli, «per evitare un inutile scontro». «Recentemente - spiega Pan Yongchang - nella zona di piazza Vittorio sono triplicati i controlli delle forze dell’ordine e, visto che molti di noi non conoscono bene la lingua italiana, non capiamo i motivi che li spingono a venire da noi». Ma Veltroni, al termine della riunione, spiega che né i controlli né gli orari in cui sono effettuati possono essere messi in discussione. Però, aggiunge «non ci può essere atteggiamento discriminatorio nei confronti di nessuno». E ribadisce quanto detto più volte nei giorni scorsi: la ricetta del sindaco per risolvere i problemi con quella comunità è di puntare all’integrazione, evitando di dar vita a quartieri etnici. Gli asiatici chiedono anche di «riaprire i negozi chiusi, perché sono danni prolungati per i commercianti» e di avere un interfaccia con l’amministrazione per poter avviare un dialogo. «A tal proposito - continua Veltroni - abbiamo scelto Touadi, la persona più adatta per equilibrio, competenza e storia personale».
Escono quindi, soddisfatti i cinesi da quella riunione, durante il quale il Comune, da parte sua, solleva altre richieste, come quella di fare attenzione, perché le merci non siano distribuite in modo da alimentare il mercato abusivo. Ma il Campidoglio vuole anche che si avvii un processo per aggiungere alle insegne cinesi una equivalente in italiano e si impegna a dare alla comunità «le nostre leggi in cinese, perché abbiano tutti gli strumenti normativi necessari». Veltroni definisce quell’incontro «uno scambio di idee molto utile». «Lasciamo stare ciò che succede fuori Roma - continua - e puntiamo a migliorare il sistema di relazione fra i cinesi e il Comune». Il Campidoglio cercherà di fissare nelle prossime settimane quei punti concordati a voce in un Protocollo d’intesa. Anche per questo oggi Touadi andrà in via Turati, 140, nel quartier generale dell’associazione dei commercianti cinesi. Intanto, ieri, è stata avviata una richiesta di sospensione di tre attività italiane all’Esquilino, perché, spiega il presidente della commissione Commercio in I municipio, Matteo Costantini, rimasto fuori dall’incontro, «hanno cambiato il tipo di attività svolto cosa vietata da una recente normativa approvata dal consiglio comunale».