Ultimatum di Draghi all’Italia: «Coesione, basta fazioni»

Roma«La manovra estiva avvia la finanza pubblica italiana su un sentiero di maggiore sostenibilità. Ma non basta. Senza aggredire il problema della crescita, lo stesso risanamento della finanza pubblica è a repentaglio». Mario Draghi sta per trasferirsi a Francoforte, alla guida della Banca centrale europea. Una posizione fondamentale, dalla quale si decide se proseguire o meno gli acquisti a sostegno dei nostri titoli pubblici. E il governatore di Bankitalia ricorda che gli aumenti dei tassi d’interesse di dimensioni simili a quelli degli ultimi tre mesi, se protratti nel tempo, potrebbero «vanificare, non in piccola parte, le misure approvate in settembre, con ulteriore effetto negativo sul costo del debito, in una spirale che potrebbe risultare ingovernabile». In breve, se non arrivano rapidamente i decreti attuativi dei tagli di spesa e le misure per rilanciare l’economia, le due pesanti manovre estive rischiano di diventare almeno in parte inutili.
Più che un appello, quello di Draghi appare quasi un ultimatum. Si è «perso troppo tempo», e il Paese deve ritrovare quella condivisione di valori comuni che permise il miracolo economico nel Dopoguerra. L’Italia è ricca di imprese di successo, e non mancano vitalità e voglia di crescere. Sarebbe così illusorio, avverte il governatore, pensare che gli interventi risolutori possano giungere dall’esterno. Solo i Paesi che si assumono le proprie responsabilità, e che mantengono gli impegni presi sono «partner credibili» in Europa.
Ad ascoltare Draghi, nell’intervento che apre il convegno «L’Italia e l’economia internazionale 1861-2011», il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Fra i due, al termine dell’inaugurazione, un breve colloquio. Fra le questioni ancora aperte c’è quella della successione in Bankitalia. E si sa che Napolitano e Draghi la pensano allo stesso modo, e premono per una soluzione interna alla banca centrale.