Ultimatum del Pdl ai finiani: "Dentro o fuori"

I capigruppo del Popolo della libertà mettono alle strette gli ex
compagni di partito: "Futuro e libertà confermi la fiducia o apra la crisi". La
replica di Viespoli e Bocchino: "Non stacchiamo la spina". Ma c’è anche
chi rilancia l’ipotesi dell’appoggio esterno al governo

Roma - L’aut aut è chiaro: se Gianfranco Fini vuol mandare a casa Berlusconi deve assumersene la responsabilità, e compiere materialmente il fatidico gesto tante volte evocato, «staccare la spina».

A mettere sul tavolo l’ultimatum sono i capigruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, ma l’ispirazione è arrivata direttamente dal Cavaliere. «L’onorevole Fini dovrà fare le sue valutazioni: o confermare l’appoggio al governo o prendersi la responsabilità di una crisi», dicono Gasparri e Cicchitto. Il tempo dei giri di parole è passato, e il messaggio è ormai assolutamente esplicito. Tanto da costringere i finiani ad una replica pressoché immediata, giusto il tempo di consultare il presidente della Camera e di battere al computer la dichiarazione. Ovviamente firmata dagli omologhi di Cicchitto e Gasparri, ossia i capigruppo Fli Italo Bocchino e Pasquale Viespoli: «Futuro e Libertà ha sempre detto con chiarezza che non intende staccare la spina al governo ma, anzi, di volerlo sostenere per l’intera legislatura», sottolineano i due, e ricordano di averlo dimostrato anche recentemente nel dibattito sulla fiducia al governo. Ciò detto, aggiungono, «il problema non è la nostra presunta volontà di far cadere Berlusconi, ma la reale volontà altrui di dar vita a una nuova stagione di governo».

Se qualcuno sperava in uno show-down in tempi rapidi nella maggioranza, deve ricredersi: il gioco del cerino è ancora in pieno corso. Non che Fini abbia alcun residuo amore per il governo Berlusconi, e anzi nelle ultime ore il tam tam che arrivava da Futuro e Libertà era quello di un redde rationem ormai prossimo; di un Fini ormai deciso a dare lo scrollone decisivo al traballante edificio della maggioranza; di uno “sparo di Sarajevo” pronto a esplodere il prossimo weekend dalla convention finiana di Perugia. «Questa sarà una settimana decisiva», annunciava il viceministro Adolfo Urso.
Ma di qui ad assumersi l’onere di premere il grilletto ce ne corre. «Dobbiamo stare attenti alle reazioni che può avere l’elettorato di centrodestra, bisogna essere prudenti perché Berlusconi aspetta solo il pretesto per poterci additare come traditori», è il senso del ragionamento che il presidente della Camera ha affidato ai suoi. D’altronde però per Fini è ormai difficile anche resistere al pressing opposto, di tutti coloro che lo incalzano perché porti a termine l’opera invece di restare in mezzo al guado. La speranza di incrinare l’asse con la Lega grazie al caso Ruby, e di costringere il premier alle dimissioni lasciando il posto ad un altro esponente Pdl si è infranta ieri davanti al niet del Carroccio ai «golpe». Il sospetto che Casini possa sfilarsi e non appoggiare eventuali governi “tecnici”, aprendo la strada al voto, è forte. Bocchino rilancia la palla a Berlusconi: «In ogni parte del mondo», dice, una vicenda come quella di Ruby «porterebbe alle dimissioni» del premier.

A conferma del fatto che l’incertezza tattica è forte, i messaggi dei “falchi” e delle “colombe” di Fli hanno continuato ieri a divergere. Con i primi che, sull’onda della richiesta di uscire dall’esecutivo e di passare all’appoggio esterno avanzata da Fabio Granata, premevano sul presidente della Camera: «Basta con i tatticismi, di fronte all’evidenza bisogna agire - dice Angela Napoli - Berlusconi ha detto che è il presidente della Camera a dover fare un passo indietro. Fini invece deve fare un passo in avanti». Il sottosegretario Antonio Buonfiglio conferma: «Non si può escludere a priori l’appoggio esterno».

Assai più prudenti invece gli esponenti moderati: «Il Paese ha bisogno di continuità - avverte Silvano Moffa - una crisi di governo metterebbe l’Italia in pericolo a causa della speculazione finanziaria». Lo stesso Moffa riconosce che dentro Fli le opinioni sulla tenuta dell’esecutivo siano diverse, ma «avere pensieri differenti è positivo». Anche se a volte la differenza di opinioni politiche può trascendere, se come raccontava ieri il Corriere della Sera tra Moffa e lo scatenato Granata qualche tempo fa si è arrivati alle mani.