Ultimatum alla Turchia: più libertà o niente Ue

Marta Ottaviani

La Turchia rischia grosso. A un anno esatto dall'inizio dei negoziati per il suo ingresso in Unione europea, il cui anniversario ricorre il 3 ottobre, il parlamento di Strasburgo ha votato con una buona maggioranza, e ben 125 astenuti, un rapporto molto duro sui progressi compiuti dal Paese della mezzaluna. Il documento è stato approvato dopo una giornata di discussione e, soprattutto, dopo aver ascoltato la relazione della delegazione della Commissione diritti umani, che settimana scorsa si è recata in Turchia per constatare personalmente a che punto fosse il processo di democratizzazione del Paese.
Due sono i punti su cui il parlamento ha insistito e che faranno poco piacere all'esecutivo di Recep Tayyip Erdogan: il «nodo Cipro» e l'abolizione dell'articolo 301 del nuovo codice penale turco, considerato da sempre un grave limite alla libertà di pensiero. Il governo deve porre rimedio al primo entro la fine dell'anno e al secondo entro il 2007, pena l'interruzione dei negoziati.
Per quanto riguarda la questione di Cipro, alla Turchia è richiesto di dare piena attuazione al Protocollo di Ankara sull'unione doganale, che il governo Erdogan aveva sottoscritto l'anno scorso, ma che non ha ancora applicato. Gli scali del Paese della mezzaluna rimangono chiusi alle navi e agli aerei greco-ciprioti perché la loro apertura equivarrebbe al riconoscimento della Repubblica di Cipro, cosa che Erdogan ha più volte detto di non voler fare. C'è poi l'argomento, in questi giorni quanto mai attuale, della libertà di espressione. L'articolo 301, che punisce l'offesa all'identità turca, ha fatto finire sotto processo, dall'inizio dell'anno, decine di giornalisti e scrittori. I procedimenti penali contro Orhan Pamuk ed Elif Shafak, che si sono risolti in maniera positiva, sono solo la punta dell'iceberg. Ma anche a questo proposito, l'esecutivo di Ankara non ha ancora preso provvedimenti. Anzi litiga. Settimana scorsa, subito dopo l'assoluzione lampo di Elif Shafak, l'Akp, partito di maggioranza in Turchia e di cui fa parte anche Erdogan, si è spaccato fra favorevoli e contrari alla revisione del tanto contestato articolo.
Ma a ben vedere al Paese della mezzaluna è rimasto un motivo per sperare. E anche uno per fare festa. Se, infatti, nel rapporto non è stata fatta menzione alla prospettiva di un «partenariato privilegiato» invece dell'adesione vera e propria alla fine dei negoziati, dall'altra parte è stata declassato il riconoscimento del genocidio armeno del 1915, che l'Europa aveva sempre inteso come una conditio sine qua non per l'ingresso nell'Unione. Al suo posto un invito alla Turchia a «confrontarsi con la storia».
«Siamo stati duri ma il rapporto è veritiero e onesto» ha dichiarato il suo relatore, l'olandese Camiel Eurlings, aggiungendo subito dopo che deve essere preso dalla Turchia come «un incentivo alle riforme». «Vogliamo - ha continuato Eurlings - che la Turchia si uniformi allo standard europeo per quello che riguarda la libertà di espressione e di religione». Deciso anche Olli Rehn, il presidente della Commissione per l'allargamento, che ha sottolineato quante volte l'Unione europea abbia chiesto al Paese di riconoscere Cipro e di abolire l'articolo 301, senza mai ottenere risultati. Parole che sono piaciute poco al premier Erdogan che si trovava a Istanbul e che ha convocato subito una conferenza per dare il suo parere sul rapporto: «Non vogliamo discriminazioni dall'Europa - ha detto il primo ministro - e non possiamo accettare che ci vengano posti davanti nuovi criteri per l'adesione». Chi sembra aver vinto un terno al lotto è la stampa turca. Tutte le edizioni on-line dei principali quotidiani si aprono con la notizia che l'Ermeni Soykirimi Iddialari, il cosiddetto genocidio armeno, come lo chiamano in Turchia, non è più una precondizione per l'ingresso in Europa.
Il prossimo appuntamento è fissato per l'8 novembre, quando la Commissione europea presenterà il suo rapporto sul Paese. Il ministro dell'Economia e capo negoziatore turco, Ali Babacan, fra oggi e domani visiterà Italia e Finlandia. L'obiettivo principale è porre le basi per un accordo sulla questione Cipro. Per evitare scontri frontali a Bruxelles.