Ultimatum turco: basta condizioni per entrare nell’Ue

A Roma un «pranzo di lavoro» con Fini e Berlusconi

Roberto Scafuri

da Roma

La Turchia è pronta per l’Europa, però chiede di finirla con gli esami. Confida nei suoi lavori preparatori, nell’abile strategia diplomatica, nell’aiuto di Paesi amici, come l’Italia. Le trattative per l’adesione alla Ue cominceranno tra un mese esatto, il 3 ottobre, e si prevedono lunghe e difficoltose. Ma le autorità turche sono decise a vedere premiati gli sforzi fatti in questi anni: hanno fretta, e intelligentemente capovolgono in positivo il ruolo di «ponte di civiltà» tra Europa e mondo islamico.
Il premier di Ankara, Recep Tayyip Erdogan, ha fatto ieri un blitz in Italia proprio mentre a Newport, in Galles, si concludevano con un cauto ottimismo i lavori di una riunione informale dei ministri degli Esteri europei. Ricevendo a Napoli il premio Mediterraneo Istituzioni 2005, e poi arrivando a Roma per un pranzo di lavoro con l’«amico Silvio», Erdogan ha lanciato l’affondo finale per l’ingresso nella Ue. Una strategia «bastone e carota»: ricca di prospettive per la lotta al terrorismo, povera di ulteriori concessioni agli europei. «Abbiamo già ottemperato a tutti i criteri di Copenaghen per l’avvio dei negoziati di adesione alla Ue, chi si aspetta altre cose da noi si sbaglia», ha precisato Erdogan. Che invece ha sottolineato come «ogni giorno si affronti lo spettro del terrorismo, che non deve essere visto come conflitto tra le civiltà. Al contrario, solo l’alleanza e l’integrazione fra le varie civiltà può aiutare a sconfiggere il terrorismo. La nostra adesione alla Ue è un’occasione importante per realizzarla». D’altronde, ragiona il premier turco, «alcuni Paesi, per motivi che non capiamo, vogliono far vedere l’Unione europea come un club di cristiani. Ma la Ue non lo è, non può e non lo deve essere: per noi l’Unione è un insieme di valori che condividiamo».
L’Italia non è certo tra quei Paesi che, «soprattutto per questioni di politica interna», si oppongono all’ingresso della Turchia. Lo conferma il «lungo e cordialissimo» incontro con Berlusconi a Palazzo Chigi. Il premier lo ha accolto mentre era alle ultime battute il Consiglio dei ministri, ha voluto presentargli tutti i ministri, si è poi ritirato per un colloquio nel salottino giallo, alla presenza del ministro degli Esteri, Gianfranco Fini. È seguito un pranzo, tra gli ospiti anche Afef Jnifen, moglie di Tronchetti Provera, ultimamente molto impegnata nel contrastare i presupposti culturali di uno scontro di civiltà. Al termine del pranzo, durato quasi due ore, Berlusconi «ha riconfermato il sostegno italiano all’aspirazione della Turchia» in vista del 3 ottobre. Non sono mancati anche scambi di vedute su Irak, Iran, Palestina, mentre Berlusconi si è complimentato per l’«efficace mediazione» turca tra Israele e Pakistan, come recita la nota di Palazzo Chigi.
Ma se Erdogan è orgoglioso di sottolineare come la Turchia sia «pronta, più pronta degli ultimi dieci Paesi entrati nella Ue», la riunione conclusasi ieri a Newport, sia pure registrando un clima migliore nei confronti della Turchia, non ha fugato tutti i dubbi. Soprattutto la questione di Cipro renderà arduo il negoziato. La Turchia «ha fatto quanto richiesto e non ha più nulla da dare», ha detto Erdogan, riferendosi al documento annesso al protocollo di estensione dell’unione doganale ai dieci nuovi Paesi membri della Ue, tra cui Cipro.Nel documento Ankara precisa che la firma di quell’atto non equivale al riconoscimento dell’isola (Ankara riconosce, unica al mondo, solo la Repubblica nata nel nord di Cipro dall’occupazione militare turca). Posizione che i francesi, per esempio, considerano «inaccettabile». Il ministro degli esteri turco, Abdullah Gul, a Newport, ha cercato invece di minimizzare: «Applicheremo ogni accordo firmato, compresi quelli delle dogane. Ci sono basi legali cui riferirsi se insorgeranno problemi e non si possono ridurre i rapporti Turchia-Ue a questi problemi... ». La risposta europea alla dichiarazione di «non riconoscimento di Cipro» è così slittata alla prossima settimana. A Newport però i toni dei Paesi più critici si sono fatti meno duri. Il ministro degli Esteri cipriota, Ghiorgos Iacovou, si è detto ottimista e ha escluso il veto. La Francia ha chiesto ancora una volta a Gul di porre fine a una situazione «inconcepibile», la Grecia ha apprezzato la nuova bozza circolata in questi giorni. E martedì prossimo Fini sarà in visita proprio ad Atene, occasione in più per perorare la causa degli amici turchi.