Ultime avvertenze per evitare i brogli

È giunta l’ora, caro Granzotto. Mi recherò a votare con animo non proprio serenissimo dopo aver letto di come possa essere devastante la macchina dei brogli. Il broglio è il più scellerato attacco alla democrazia perché pregiudica la volontà espressa dal popolo. Mi chiedo se mai un giorno sarà possibile renderlo vano. Chiedo a lei, che certo ne sa più di me, è una pratica tipicamente italiana o è così comune anche nelle altre democrazie?


«Qui il plebiscito giungea fino al ridicolo, poiché oltre a chiamare tutti a votare sopra un soggetto dove la più parte erano incompetenti, senza tampoco accertare l’identità delle persone e fin votando i soldati, si deponevano in urne distinte i “sì” ed i “no”, lo che rendeva manifesto il voto; e fischi e colpi e coltellate a chi lo desse contrario. Un villano gridò: Viva Francesco II! e fu ucciso all’istante». Questo riferiva, da Napoli, Cesare Cantù, lo storico del Risorgimento. E questo si legge ne La conquista del Sud di Carlo Alianello: «Non si confrontarono le tessere con la lista né con le persone. Il garibaldino Guglielmo Rustow, nel volume secondo dei suoi Ricordi d’Italia pubblicato nel 1862, dice che in Caserta lo Stato Maggiore della sua divisione, composto di 51 ufficiali non tutti presenti al momento del plebiscito, si trovò ad aver dato centosessantasette voti!». Come vede, caro Soldati, il broglio la nazione ce l’ha nel sangue perché i primi - e forse i più vistosi - furono commessi proprio in occasione di quei plebisciti coi quali il popolo era chiamato a scegliere se unirsi o meno al Regno di Sardegna. E che nella realtà - ricorda il colloquio tra il Principe Fabrizio, il Gattopardo, e don Ciccio Tumeo? - si ridussero a una farsa. Ma, come si dice, cosa fatta capo ha. Per venire ai giorni nostri e in particolare a oggi, domenica 13 aprile, se non è presidente di seggio, scrutatore o rappresentante di lista, l’elettore può fare ben poco per impedire i brogli. Però anche quel poco, conta. Consigli ne sono stati dati tanti, anche naturalmente dalle colonne del Giornale, ma secondo me non bastano mai. La prima cosa da tener presente è questa: non fidarsi di quanto dispongono le norme emanate da quella buona lana di Giuliano Amato e cioè che «il voto deve essere attribuito alla lista su cui insiste la parte prevalente del segno». Con verbi come «insistere» e aggettivi come «prevalente» il brogliatore ci va a nozze. Mettendoci niente a far diventare marginale ciò che invece prevale. Pertanto, occhio a non oltrepassare col tratto della matita neanche di un nanomillimetro la cornice del simbolo. Nel caso ciò dovesse accadere, si richiuda la scheda, la si consegni (chiusa) al presidente del seggio e, dichiarando di essersi sbagliati nel compilarla, se ne pretenda la sostituzione. Visto che ci siamo, occhio alle schede al momento della consegna. Controllando bene che non riportino segni, solchi, rigature, tracce, aloni o ancorché lievissime imbrattature. Nel caso, farsela cambiare. Ricordarsi poi che le schede vanno immesse nell’urna di propria mano. Come fanno i Vip quando sono sotto i flash dei fotografi. Perché val sempre la storia che fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio. E adesso, buon voto a tutti!