Le ultime falcate di mamma Stefania

L e prime Olimpiadi del terzo millennio sono state destinate agli Usa in un luogo che conoscevo molto bene, per i Mormoni e alcune sciate in neve polverosa di alta quota guidato dal mitico Stein Eriksen che, lasciata la sua Norvegia, aveva lì scelto la sua dimora e la sua elitaria scuola di sci. I Giochi sono stati il «dopo le Torri Gemelle»: momenti memorabili alla cerimonia d’apertura, con le parole del presidente Bush e ancor più la sfilata di otto campioni statunitensi che orgogliosamente portavano la bandiera a strappi Ground Zero, una sfida ai terroristi. Organizzazione eccellente, ghiaccio, neve, piste, tutto al meglio, purtroppo un bene sbarellato da alcuni voti sfacciati nel pattinaggio artistico. E poi è apparso anche il doping certo, con la squalifica di due fondiste russe che hanno pesato sulla luce della loro carriera, ma anche sui cuori di due consorelle rimaste orfane per la staffetta 4X5 km dov’erano favorite.
Per noi c’è stata meno gloria delle tre edizioni precedenti con forte delusione nello sci alpino maschile, un ottavo posto il meno peggio dei piazzamenti. Una folgore lucente ha illuminato il nostro cielo con l’esplosione di una signora considerata brava, ma non tanto da indorare il suo cuore con la medaglia del SuperG: Daniela Ceccarelli la cui vittoria era stata da me ipotizzata dopo aver visto la sua perfezione lungo il veloce tratto alto. Una piacevole minaccia le è venuta dalla nostra Putzer, bronzo. Rinnovo di gioie azzurre dall’incommensurabile Stefania Belmondo, inesauribile nelle sue alate falcate, tre volte medagliata, prima nella 15 km, seconda nella 30 e terza nella 10, dopo il primo oro del 1992. Il quadretto glorioso del nostro fondismo va arricchito con la cristallina e tenace vittoria di Gabriella Paruzzi nella 30 km e l’argento degli staffettisti Maj-Di Centa-Piller Cottrer-Zorzi e ancora da un bronzo di Zorzi.
Altre cinque sono state le medaglie azzurre, oro del fuoriclasse Armin Zoeggeler nello slittino, argento nella staffetta dello short track (Antonioli-Carnino-Carta-Franceschina-Rodigari) e il bronzo inatteso e allegro della giovane e ridente Lidia Trettel nello snowboard e nell’entusiasmante danza sul ghiaccio della coppia Fusar Poli-Margaglio che tornerà a volteggiare in questi giorni a Torino. E adesso che siamo a Torino, Sestriere e dintorni mi si consenta di ricordare l’uomo che più di altri si era impegnato per far ottenere i Giochi alla sua città, il mio coetaneo Gianni Agnelli che nel giorno del suo ultimo compleanno m’aveva scritto la sua speranza di «stare assieme a Torino 2006». Peccato.