Le ultime parole di Milosevic: mi avvelenano

Nelle analisi del sangue fatte in gennaio trovate tracce di farmaci contro lebbra e tbc. Oggi i risultati dell’autopsia

Marcello Foa

Un’ultima, drammatica lettera, inviata al ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, venerdì 10 marzo un giorno prima di morire. Slobodan Milosevic era persuaso che qualcuno avesse cercato di avvelenarlo; temeva che volessero zittirlo per sempre e per questo implorava Mosca di intervenire in suo soccorso. Sei pagine, fitte fitte, la prima in inglese e cinque in serbo, destinate ad alimentare il mistero sulla scomparsa dell’ex presidente serbo.
Un mistero che nemmeno l’autopsia svoltasi ieri nell’Istituto forense olandese alla presenza di due patologi serbi è riuscita a chiarire. Secondo le prime anticipazioni Milosevic è morto per un «pesante attacco cardiaco», di cui però non è stato possibile determinare la causa: naturale o farmacologica? Solo oggi quando si sapranno i risultati degli esami tossicologici sarà possibile rispondere a una domanda tutt’altro che marginale, considerate le novità delle ultime 24 ore.
Innanzitutto le lettera dell’ex presidente serbo. È stato il suo consulente legale, l’avvocato Zdenko Tomanovic, a rivelarne l’esistenza e a mostrarne copia ai giornalisti. «Caro Lavrov, Le scrivo per chiederle protezione dalle attività criminali perpetrate dalle Nazioni Unite», inizia l’ex presidente. Sembra l’ennesimo, retorico atto di accusa contro il Tribunale dell’Aia. Ma non è così. Slobo sostiene di aver ricevuto mercoledì 8 i risultati delle analisi di laboratorio in cui si confermava che il 12 gennaio nel suo sangue erano state trovate «forti tracce di farmaci contro la lebbra e la tubercolosi». Strano. Lui «non ha mai avuto né l’una né l’altra» e di certo, non erano questi i medicinali con cui gli specialisti, da tre anni, cercavano di curare i suoi gravi disturbi cardio-circolatori e di ipertensione. Anzi, secondo la tv olandese, quei farmaci neutralizzavano gli effetti di quelli prescritti. In serata due funzionari dell’Aia sotto anonimato confermano: nel sangue di Milosevic erano state trovate di recente «sostanze estranee». Il sospetto di un avvelenamento è perlomeno plausibile. «Le persone che mi hanno dato queste pillole non possono continuare ad avermi in cura - si legge nel manoscritto - soprattutto coloro contro i quali ho combattuto una guerra in difesa del mio Paese e che ora hanno interesse a farmi tacere per sempre». Chi sarebbero i mandanti? L’Onu? Gli Usa? La Nato? Milosevic allude ma non spiega.
Di sicuro negli ultimi tempi succedevano fatti strani nel carcere di Scheveningen. Altre fonti del Tribunale rivelano che, sempre in gennaio, durante una perquisizione improvvisa furono trovate medicine diverse da quelle prescritte. Chi le aveva portate lì? Slobodan poteva incontrare i familiari e i consiglieri legali: i primi erano regolarmente sottoposti a controlli, i secondi no. Oltre a loro potevano avvicinarsi solo i medici e i secondini, che però ieri hanno negato ogni accusa, accreditando un’altra ipotesi, quella secondo cui Milosevic non assumesse più i farmaci prescritti. «Faceva finta di ingerire le pillole, in realtà le nascondeva in bocca e, non appena era solo, le sputava», dichiara Leo Bokeria, uno dei cardiologi russi che da Mosca seguiva il suo decorso. Il procuratore Carla Del Ponte conferma: gli agenti di custodia erano al corrente delle medicine necessarie alle cure, ne verificavano il consumo, ma non avevano l’obbligo di controllare che le prendesse correttamente.
Sorge il dubbio che Milosevic abbia lasciato peggiorare intenzionalmente la propria salute, probabilmente nella speranza di ottenere dai giudici il trasferimento nelle cliniche di Mosca. Certo negli ultimi tempi appariva sempre più provato, come ha affermato ieri anche la vedova Mira Markovic: «Negli ultimi tempi era terribilmente debilitato, ma non si è pensato di fare una pausa al processo per permettergli di riprendersi. Non sono state prese misure e così gli è stata accorciata la vita. Un’équipe internazionale di medici aveva constatato i guai vascolari alla testa di cui soffriva, che avrebbero consigliato l’ospedalizzazione. Ma non è stato permesso: si è trattato di una liquidazione fisica pianificata».