Ultime speranze per non finire davvero a Fondo

Staffette e gare lunghe: stasera la 4x10 maschile: tocca a Di Centa, Piller, Zorzi e Checchi. Nel
2006 le soddisfazioni arrivarono all’ultimo

Ultime due chiamate. Vietato sbagliare. Perché di errori ce ne sono già stati troppi nello sci di fondo che a Whistler non ha ancora lasciato il segno. Per la verità e per l'amore di chi ama far paragoni non andò poi molto diversamente a Torino 2006 dove gli azzurri di Albarello e Pizio rimediarono in extremis i successi più belli. Anche allora il solito Pietro Piller Cottrer si era già messo al collo un bronzo nella gara ad inseguimento, prova in cui, questa volta è scivolato 14esimo, appena dopo Giorgio Di Centa, dodicesimo.

Le lacrime e la gioia erano arrivate tutte agli ultimi giorni con l'oro, bellissimo, di generosità e fatica, nella staffetta maschile davanti a Germania e Svezia, poi il bronzo nella staffetta femminile con un poker indimenticato, quello di Arianna Follis, Antonella Confortola, Sabina Valbusa e Gabriella Paruzzi. E infine, nell'ultimo giorno di olimpiadi Giorgio Di Centa si laureò campione nella 50 km. Fu un trionfo per non far andare a fondo il fondo come invece rischia di accadere stavolta in Canada, dove la neve non è come quella italiana, ma più beffarda, ora molle, ora calda, difficile ad interpretarsi. E così, dopo la prima settimana di gare e quando mancano solo le staffette e le due gare di lunghe distanze siamo come allora, con una sola medaglia, quella d'argento di un Piller scatenato nella 15 km.

Tutto il resto però è nebbia: dalla forma degli azzurri, agli errori nella preparazione degli sci, alle stecche nell’interpretare questa neve. Siamo pari però: il riscatto è possibile anche se difficile. Quello che duole sono però le molte più occasioni perse rispetto a Torino. Sì, perché scorrendo l’andamento di queste gare, l'Italia ha buttato almeno tre occasioni con le donne e una con i signori azzurri. La più bruciante delle occasioni perse risale a due giorni fa e a quel maledetto quarto posto di Arianna Follis e Magda Genuin, medaglia di legno nella sprint a tecnica libera. E che dire di quel 17 febbraio senza scaramanzia, quando Magda Genuin ha gioito per il suo quinto posto alle Olimpiadi, miglior piazzamento di sempre, prima di capire - proprio come «Hanna» Schnarf, quarta in SuperG - che 9 secondi dall'oro erano davvero pochi? Facile parlare, forse, ma le parole nascono dalla certezza di aver visto le ragazze sciare, comprendendone la tempra.

L'unica davvero promossa finora è Silvia Rupil: alla prima Olimpiade è rimasta nelle 15 in entrambe le gare cui ha preso parte, 14esima nella 10 km d'esordio, sedicesima nell'inseguimento. Gli uomini hanno invece buttato una buona possibilità due giorni fa nella team sprint: Cristian Zorzi e Renato Pasini hanno chiuso ottavi e furibondi: «Ho bruciato troppe energie per recuperare il buco causato dalla caduta a cui mi ha costretto il tedesco», ha detto «Zorro». Ma le cadute e gli intralci vanno messi in conto e stasera (alle 20.15 italiane) dovranno crederci tutti e 4 se vorranno restare in piedi e provare a scrivere sulla neve il loro sogno.

Coach Silvio Fauner si riserva ancora la formazione della staffetta che però non è difficile da ipotizzare: tre degli uomini d'oro di Torino ci sono ancora. Di Centa, Piller e Zorzi faranno da moschettieri a Valerio Checchi che ora sta meglio e si giocherà tutto in staffetta, probabilmente in prima frazione. Poi toccherà a Di Centa. Terzo frazionista Pietro Piller Cottrer e a chiudere Zorzi. In caso di volate. Il cuore batte come a Torino. Anche il nostro.