Gli ultimi sostenitori di Marta naufragano nell’acqua pubblica

In principio fu, in assoluta solitudine, il Giornale. Ora iniziano ad accorgersi della fregatura anche quelli che hanno creduto che il referendum sull’acqua servisse a qualcosa nel Comune di Genova. E addirittura che la sindaco Marta Vincenzi (come i suoi predecessori del resto) fosse dalla parte delle ragioni del «Sì».
La vendita delle dighe e degli acquedotti prima, la realizzazione della più grande società di gestione dell’acqua (un vero colosso della Borsa) poi, erano stati segnali inequivocabili delle scelte politiche fatte dalle amministrazioni genovesi in tema di risorse idriche. La realizzazione di una fontanella elettronica a pagamento sulla passeggiata di Voltri era stato infine un atto fortemente simbolico di come la gestione di un «bene pubblico» sia nei fatti assai diversa dalla teoria annunciata durante la campagna referendaria.
Ieri anche i componenti del «Comitato per l’acqua pubblica» hanno deciso di far notare alla signora sindaco le sue contraddizioni. E l’ennesima protesta contro l’amministrazione Vincenzi (pur in assenza della principale inquilina di Tursi, che incontrerà oggi il comitato) è andata in scena direttamente in consiglio comunale, più volte sospeso proprio perché a giudicare un fallimento l’attuale gestione del Comune non è solo il Pd che ha dato l’avviso di sfratto al suo sindaco, ma anche cittadini e lavoratori. La prima sospensione dei lavori è stata imposta dalla presenza degli operai di Amiu Bonifiche che rischiano il licenziamento. E che lo rischiano soprattutto nell’ambito di una scelta del Comune di far entrare Amiu nel grande gruppo di Iren, la società multiservizi che già gestisce acqua e gas.
Solo una coincidenza, questo ennesimo tentativo del Comune di Genova di rafforzare il colosso di Iren? Di certo tanta «simpatia» verso la società che gestisce l’acqua comunale non la nutrono gli attivisti del comitato referendario, che subito dopo gli operai Amiu hanno dato vita alla seconda protesta. Il Comitato dell’Acqua Pubblica, con slogan e striscioni, ha chiesto al Comune di ritirare il patrocinio al Festival Nazionale dell’Acqua organizzato per settembre sotto la Lanterna da FerderUtility, l’associazione delle aziende private che gestiscono l’acqua.
Non piace questa grande festa. Non piace proprio perché, a detta dei referendari, rischia di trasformarsi solo in una grande convention che dà forza alle società di gestione. «Rispettate il referendum», è stato dunque lo slogan urlato da una cinquantina di manifestanti, che hanno esposto un grande striscione con la scritta «ventotto milioni di no al patrocinio». Per loro non ci sono dubbi: «Il Festival Fiderutility sull’acqua prende in giro i cittadini». Il comitato referendario ligure «2 sì per l’acqua bene comune» ha poi diffuso una nota nella quale si spiega che «le società associate a Federutility organizzeranno il cosiddetto “Festival dell’acqua”à, a loro dire, in continuità con il referendum. Una lettura che distorce la realtà che ha visto Federutility tra gli avversari più convinti della campagna referendaria per l’Acqua bene comune».
«Il Festival - continua il comunicato - partirà da Genova e girerà tutta l’Italia, per portare dovunque il suo ingannevole messaggio pubblicitario. Le società che fanno parte, di Federutility gestiscono il Servizio idrico in Italia (e all’estero), oltre ad altri servizi come i rifiuti e l’energia, sono società per azioni, alcune delle quali quotate in Borsa, che nulla hanno a che vedere con la gestione pubblica dell’acqua essendo quelle che speculano e fanno profitti sull’acqua».
Un nuovo attacco che arriva dall’interno della coalizione e che crea non pochi imbarazzi nel centrosinistra. La stessa Italia dei Valori, che si è sempre detta fedele al sindaco Marta Vincenzi al punto di minacciare una candidatura indipendente nel caso il Pd insista per Roberta Pinotti, si considera una delle principali forze referendarie. Ma non sa come giustificare le scelte antireferendarie della «sua» sindaca.