Ultimo tedoforo: Valentino, che tentazione

Tomba e la Belmondo in vantaggio, ma l’idea Rossi piace molto agli sponsor. E lo sci è pronto a ribellarsi

Valentino Rossi alle Olimpiadi. C’è chi la chiama grande sorpresa, chi grande scommessa, chi grande idea. Per il momento c’è solo una grande certezza: comunque vada, qualcuno farà festa, altri s’arrabbieranno.
Perché Valentino Rossi ultimo tedoforo, cioè colui che la sera del 10 febbraio accenderà il tripode dando il via ufficiale ai Giochi di Torino 2006, rappresenta la grande tentazione che sfrucuglia i pensieri del comitato organizzatore di Torino 2006. Tanto più che il sindaco del capoluogo, Valentino Castellani, getta benzina sul fuoco: «Il nome dell’ultimo tedoforo sarà una grande sorpresa» dice e il pensiero corre all’altra, recente sorpresa che ha rotto con la tradizione: la scelta, da parte del Coni, della poco titolata Kathrine Kostner come portabandiera della delegazione. Per cui, tutto è possibile.
Valentino è infatti lo sportivo italiano più famoso del mondo e farebbe la felicità di tutti gli sponsor dei Giochi, fra i quali multinazionali con interessi ovunque nel mondo, quel mondo che da anni conosce il fenomeno di Tavullia. Problema: così facendo, però, si altererebbe l’animo dei puristi, commettendo al tempo stesso peccato di lesa maestà. Perché a rappresentare la più grande kermesse degli sport gelidi e innevati verrebbe chiamato l’esponente di uno sport che, quando nevica o gela, se ne sta fermo nei box; lesa maestà, poi, perché i più seri candidati al ruolo di ultimo tedoforo sono ex campioni che hanno dato tanto all’Italia degli sport invernali: Alberto Tomba e Stefania Belmondo. Forse anche per questo, accanto al sogno Rossi prende corpo l’idea, per la verità un filo pilatesca, di un ultimo tedoforo collettivo, un po’ Tomba, un po’ Belmondo, un po’ Valentino, un po’ vattelapesca.
Il sette volte campione del mondo resta però l’obiettivo più ambito e, a volerla dire tutta, neppure troppo fuori luogo. Lo sci (ultimamente anche lo snowboard) è il suo sport preferito dopo la moto e la montagna il rifugio più amato (chiedere nel Bergamasco per quando non era famoso, chiedere a Campiglio per gli anni recenti). Non solo. Ci sarà un motivo se il Dottore del motomondiale proprio la scorsa primavera ha ricevuto una laurea honoris causa in scienze della comunicazione? Ci sarà un motivo se la Fiat, tra i maggiori sponsor dell’evento, lo corteggia da tempo per la Ferrari e per la nuovo Punto e per tutto ciò che romba? Perché non dovrebbe farlo Torino 2006?
In più, Valentino ha già avuto modo di esprimere tutto il proprio interesse per i Giochi. «Se potessi praticare una disciplina ammessa alle Olimpiadi di sicuro vorrei fare la ginnastica», non quella agli attrezzi tipo sbarra, anelli, «quella ritmica... Le ragazze che hanno regalato l’argento all’Italia ad Atene sono state davvero molto brave, che spettacolo» ha confidato, aggiungendo del suo sogno che, incredibile, non è solo correre con la Ferrari in F1: «Sarebbe bello mettere anche il motociclismo tra le discipline olimpiche». Sogno che deve essere suonato provocatorio alle orecchie di chi governa i cinque anelli: il presidente del Comitato olimpico internazionale, il belga Jacques Rogge: «Valentino Rossi avrebbe un grande ruolo ai Giochi perché è un campione, ma alle Olimpiadi non sono ammessi gli sport che utilizzano mezzi meccanici», ha sentenziato.
Nulla vieta però che il cannibale dell’impennata faccia il tedoforo. Tanto più che la fiaccola è stata progettata dagli ingegneri della Pininfarina che lavorano per Ferrari e Fiat. Neve, ghiaccio e motori, stavolta, vanno proprio a braccetto.