Ultimo trucco: fiori d’arancio con le romene

Come quelle del Signore, anche le vie dell’immigrazione sono infinite. Proprio nel momento in cui il governo cerca di stringere i freni, limitando i ricongiungimenti familiari e intensificando l'azione contro i clandestini che delinquono, la fantasia di chi vuole insediarsi permanentemente in Italia senza passare attraverso le forche caudine del permesso di soggiorno annuale ha partorito un nuovo trucco: i matrimoni fasulli tra ragazze con passaporto romeno (sembra, è bene specificare, di etnia rom), ormai cittadine comunitarie, con uomini extracomunitari, soprattutto arabi, che tali vogliono diventare. Il Consigliere comunale Paolo Bianco, che ha denunciato questa pratica, ha nello stesso tempo invocato una «moratoria» dal governo ed espresso scetticismo sulle possibilità di realizzarla. Temo che abbia ragione. Per impedire a due persone munite dei necessari documenti di sposarsi non basta, infatti, avere l'impressione che i due si conoscano appena, o che uno dei due - in questo caso dovrebbe essere l'uomo - abbia pagato per ottenere il sì della controparte; bisognerebbe dimostrare, addirittura prima della celebrazione, che dietro c'è un racket criminale o che uno dei partner è sotto costrizione.
Quello dei «matrimoni trucco» non è certo un fenomeno nuovo: anche a me, quando ero consigliere, è capitato di doverne celebrare un paio. La curiosità è che, ora, si sono invertite le parti. Fin qui, infatti, erano di solito tremuli vecchietti italiani, alcuni prelevati addirittura dagli ospizi, che in cambio di 5 o 10.000 euro sposavano procaci ragazze straniere che poi, forti dei nuovi documenti, potevano esercitare le loro non sempre oneste attività più liberamente. (...)