Gli ultrà che turbano il Colle

RomaFastidio no. Ostilità neppure, sarebbe troppo. Ma la freddezza, quella c’è tutta. E forse al Quirinale c’è anche un pizzico di imbarazzo per quella manifestazione di Piazza Santi Apostoli indetta dal Partito Democratico «in difesa della Costituzione e in appoggio di Giorgio Napolitano», con Oscar Luigi Scalfaro oratore unico. Il presidente, fanno sapere, però non ha chiesto niente e nemmeno lo ha sconsigliato. Semplicemente, il capo dello Stato, è «estraneo» alla dimostrazione perché in questi casi, come richiede il ruolo, «si spoglia delle proprie convinzioni e persino delle proprie emozioni».
«Il presidente della Repubblica rappresenta gli italiani, è al di sopra le parti politiche, è nel cuore della maggior parte dei nostri connazionali e non ha bisogno di piazze che manifestino per lui», dice Pierferdinando Casini. Parole che Napolitano sottoscrive pienamente e che adesso non ha alcuna intenzione di pronunciare, proprio per tenersi fuori dalla mischia. E quindi, se anche ha delle perplessità sull’utilità e sull’opportunità del raduno, «non può certo andare a dire a un partito cosa deve o cosa non deve fare».
Quello che è successo ai Santi Apostoli fa parte dunque della «dialettica politica» quotidiana dalla quale il Colle vuole rimanere lontano. Quanto a Scalfaro è alla sua ingombrante presenza, nessun commento e nessuna paura della sua ombra. Ma trapela comunque un certo sollievo per il profilo basso e i toni misurati scelti sul palco dall’ex presidente. E pure il suo invito, «non strattoniamo Napolitano», è stato ben accolto. Ma il pericolo della «scalfarizzazione di Napolitano», cioè di uno schiacciamento a sinistra della presidenza della Repubblica, dicono, «non esiste». Certo, restare sopra le parti non è facile, ma «il capo dello Stato ci sta riuscendo benissimo, lo dimostrano ogni giorno i suoi atti».
Intanto la tensione istituzionale dei giorni scorsi nata sul caso di Eluana è calata di colpo. Al Quirinale questo «rasserenamento» viene visto come la conferma che la decisione di non replicare agli attacchi era la scelta giusta. Le ultime dichiarazioni di Silvio Berlusconi, «non ho interesse ad avere cattivi rapporti con il Colle», vengono registrate con soddisfazione ma anche con prudenza. «Sì, il clima si sta stemperando, vedremo che cosa succederà alle prossime scadenze». La prima tra pochi giorni, quando Giovanni Maria Flick lascerà la Consulta per raggiunti limiti di età: Napolitano dovrà nominare un altro giudice costituzionale e Berlusconi dovrà controfirmare il decreto. Ci sarà un’intesa bipartisan? O un altro scontro?
La questione principale, il controllo del Quirinale sui decreti del governo, è infatti sempre aperta. Napolitano, si prevede, continuerà a esaminare in modo «attento e rigoroso» gli atti del governo che arrivano alla sua sigla, anche se senza pareri preventivi. Per ora c’è una tregua. Ma per dire che la guerra tra i due palazzi è veramente finita, bisogna attendere.