Gli ultrà ci costano 500 milioni l’anno

Si viaggia verso il miliardo di euro. Non ricordo nemmeno più quanto possano essere in lire. Ma il calcio se ne frega. Va avanti spalmando debiti, ottenendo facilitazioni fiscali, aumentando gli organici e dunque le spese e i costi relativi, chiedendo però soldi, facendo pagare il conto ai cittadini, tifosi e no. È qui il festino, non la festa, ma sarebbe ora di fermarsi, riflettere, tirare la riga per un primo totale e decidere. La tolleranza zero è uno slogan che riempie la bocca e fa male al fegato, è zero virgola, non altrimenti si potrebbe chiamare nonostante la buona voglia del ministro Maroni, della sua proposta di contestare ai teppisti il 416 bis, l’associazione per delinquere così evitando la sospensione della pena. Ma il carcere è un premio per questa tribù volgare e spiegherò la ragione. Intanto la violenza da football ha portato a far crescere le spese di questa prima fetta di stagione agonistica, quasi raddoppiate rispetto allo stesso periodo dell’ultimo campionato. È la conseguenza dei fatti recenti accaduti tra Napoli e Roma e di altre scene della gomorra calcistica nostrana che si è guadagnata la sua nomination all’Oscar mondiale avendo messo in circuito le immagini di tumulti e affini. Il fine settimana degli italiani non è più contraddistinto dalla gita fuori porta, dal pic nic, oppure dalla messa domenicale seguita dall’acquisto dei dolci e della bottiglia di spumante. No, i dati forniti dalla polizia e dai carabinieri, segnalano che il numero dei reati cresce sensibilmente tra sabato e domenica non soltanto perché il popolo sia distratto dal tempo libero ma perché le forze dell’ordine di cui sopra sono «distratte», in un altro senso, dagli obblighi di presenza e di controllo negli stadi di tutto il Paese pallonaro, in cambio di una miserrima paga che non supera i tredici, in cifra 13, euro, più sputi, insulti, auto incendiate. Lo Stato, insomma il Paese, ha, abbiamo, pagato l’anno scorso cinquecento milioni di euro, in cifra 500.000.000, per tenere a bada il meraviglioso pubblico e a questa voce va aggiunta quella più vergognosa dovuta per i danni arrecati a strutture pubbliche, stadi compresi, vagoni dei treni, bus delle tramvie municipali, volanti e gipponi della polizia, gazzelle dei carabinieri. La somma non fa il totale, diceva Totò, infatti all’esborso contabile non corrisponde il ristabilimento dell’ordine pubblico in occasione degli avvenimenti calcistici, la violenza si è appena trasferita fuori dallo stadio ma porta le stesse maglie, è indirizzata agli stessi bersagli, il tam tam degli ultrà non si ferma davanti a un Daspo o a un tornello, la barzelletta della tessera del tifoso fa ridere tutt’Italia, il biglietto nominale è come il gioco delle tre carte, le multe inflitte dal giudice sportivo ai club calcistici si riducono a spiccioli rispetto al monte premi che circola tra le stesse che spesso sponsorizzano o sono omertose con le fazioni violente.
Una prima domanda: perché davanti agli stadi inglesi e dell’isola britannica stazionano i poliziotti a cavallo mentre da noi i «cavalieri» vengono utilizzati per le passeggiate davanti ai municipi, per le esibizioni in piazza di Siena a Roma, per eventi folkloristici e non per incutere timore ad eventuali esagitati che si troverebbero piuttosto a fare i conti con un quadrupede con milite a bordo per un totale di metri tre, pronto a muoversi al minimo accenno di ribellione? Seconda domanda: perché insistere sulla carcerazione quando sappiamo che nel nostro sistema giudiziario la prigione spesso è una stazione scolastica per apprendere nuove forme di delinquenza, per fare conoscenze, stringere amicizie, direi meglio complicità? E poi la giustizia italiana non può correre al lunedì dietro gli hooligans e rimetterli in circolazione il giorno dopo in nome di leggi scritte dagli stessi che protestano. L’Italia che illumina le piste di formula 1 resta al buio per l’inciviltà del mondo calcistico.
Proposta: i servizi socialmente utili sono la forma migliore, più efficace di punizione, sono la sola strada che mette in riga, con il lavoro, i ribelli. Ci sono treni, pullman, strade, stadi, latrine, scuole, uffici da pulire, riverniciare, rimettere in sesto, a costo zero ovviamente. In Inghilterra questa soluzione è utilizzata con frequenza. Joey Barton, oggi calciatore del Newcastle, recidivo per atti di violenza, ha preso a pugni un compagno di squadra, Dabo, al tempo in cui entrambi giocavano per il Manchester City. Il centrocampista francese ex interista e laziale ha rischiato il distacco della retina e Barton, sottoposto a immediato giudizio, è stato condannato, oltre a 40mila euro di multa, a sei mesi di prigione e di servizi socialmente utili, in breve a trasportare immondizia e sterco in un campo di lavoro a cento chilometri da Newcastle. Lo stesso trattamento per chi organizza risse che hanno a che fare con il football, per chi poi aggredisce o tenta di aggredire un poliziotto (altezza richiesta per essere assunti un metro e ottanta centimetri) meglio non dire o meglio segnalare l’episodio capitato a un personaggio di gran moda, José Mourinho. Il portoghese si era rifiutato di consegnare il proprio cane yorkshire, per un controllo sanitario, alla polizia londinese che si era presentata al domicilio. Risposta: arresto immediato e trasferimento in carcere per due ore, per essere poi rilasciato su cauzione. Provate a immaginare una vicenda del genere nel nostro Paese, con Maroni ministro e i tifosi fuori dalla stazione di polizia. Continuiamo a pagare, dunque, la vita è bella, il calcio sempre meno.
Tony Damascelli