Gli ultrà delle unioni gay tolgono la parola a Ruini

nostro inviato a Siena
«Posso iniziare a parlare dopo questa inattesa ma piacevole interruzione...». Il cardinale Camillo Ruini sorride, quando può finalmente prendere la parola dopo essere stato contestato per alcuni minuti da un gruppo di studenti nella sala dove si svolge il convegno della Fondazione Liberal dedicato al pensiero di Papa Wojtyla, a palazzo Chigi Saracini di Siena.
Una quarantina di giovani, aderenti a varie sigle della sinistra, hanno fischiato ieri pomeriggio il presidente della Cei e hanno srotolato striscioni nei quali campeggiavano le scritte «Vogliamo fare un Pacs avanti sui diritti», «Libero amore in libero Stato», «Siamo tutti omosessuali». «Guai a sottovalutare manifestazioni di questo tipo, da una parte c’è chi parla di fede e di libertà, dall’altra chi tenta di cancellarle entrambe», ha commentato il senatore Ferdinando Adornato. Ruini non si è scomposto, e ha atteso che i ragazzi terminassero la loro contestazione per cominciare il suo intervento, dedicato alla presenza dei cattolici nella società.
Il cardinale, al quale è stato assegnato il premio della Fondazione Liberal, ha preso la parola dopo l’intervento di Adornato dedicato al cosiddetto pensiero «teocon». «Oggi cominciano a realizzarsi – aveva detto il senatore – le condizioni per la nascita di un nuovo movimento liberale di massa e anche di «una nuova grande forza politica» che avvicini «credenti e non credenti nella definizione di un comune denominatore etico e politico nell’affrontare le sfide del nostro tempo». Un «nuovo movimento liberale di massa» basato sul «primato della persona, della sua libertà e della sua dignità nella storia» e «la centralità della legge naturale nel definire le fondamenta morali della democrazia». Adornato ha sottolineato le convergenze tra questo movimento liberale e la Chiesa. Il cardinale non si è espresso in alcun modo su possibili risvolti politici, ma ha riconosciuto la «vera concordanza e intesa su non pochi punti essenziali, che riguardano il presente e il futuro della nostra civiltà».
Ruini ha spiegato come il progetto culturale della Cei sia stato «un modo di rapportarsi meno diretto, più libero e articolato, della Chiesa italiana» nei confronti della politica rispetto agli anni dell’unità democristiana. L’iniziativa della Chiesa, ha spiegato, «non ha niente a che vedere con un tentativo di arroccarsi sul passato, non rappresenta un ostacolo a quella libertà e pluralità di posizioni, a quell’apertura e capacità di dialogo che sono essenziali per lo sviluppo di qualsiasi autentico discorso culturale».
Una risposta indiretta a tante critiche piovute sul presidente della Cei in questi giorni dopo la sua presa di posizione sui Pacs, e riecheggiate piuttosto rumorosamente nella contestazione degli studenti. Libertà e dialogo non devono però intendersi «assenza di riferimenti» e «diaspora culturale» dei cattolici, per i quali rimane invece «necessaria la coerenza con quell’interpretazione dell’uomo e dei rapporti tra gli uomini che ci è data nella persona concreta di Gesù Cristo». Anzi, Ruini ha osservato che negli anni più recenti «si è verificato un cammino di riscoperta dell’unità profonda dei credenti» che «non sopprime le diverse sensibilità e simpatie culturali e politiche, ma tende a integrarle all’interno di una comune e decisiva volontà di testimoniare il cristianesimo».
La fede cristiana, ha spiegato ancora il cardinale può offrire «un punto di riferimento alla convivenza sociale». Una consapevolezza, questa, che «tende a dilatarsi al di là dell’ambito dei credenti». È la convergenza con il cosiddetto mondo laico, che avviene su temi quali «la minaccia del terrorismo» o la concezione dell’uomo considerato «sempre un fine e mai un mezzo»: «Non è strano allora che si avverta il bisogno di una convergenza – ha concluso il cardinale – per dare nuovo vigore ed efficacia storica alle matrici culturali e spirituali dell’Occidente e in particolare per mantenere vivo il suo radicamento nel cristianesimo».