Un ultrà rossoblù guida la campagna di Prodi

Paola Setti

È quello che nella scorsa estate calda del Genoa, ai primi cassonetti incendiati dai tifosi inferociti per la serie A tramutatasi di colpo in C1, andò in tv a giustificare la rabbia rossoblù e le sue conseguenze. Ma Genova imparò a conoscerlo negli anni Ottanta, quando fieramente osteggiò, e cancellò dal futuro della città, il grattacielo Portman, tanto che Gianfranco Gadolla, se gli chiedi di raccontarti la vicenda di quel cono avveniristico che fu lui a proporre e a dover accantonare, ti domanda: «Ma perché, Epifani è morto?». Invece è vivo e sta per sfoderare la vitalità dei momenti migliori, Mario Epifani. Sarà lui, avvocato genovese e assessore all’Urbanistica negli anni ’85-’90 della giunta Campart, a coordinare-gestire-inventare-organizzare la campagna elettorale, a livello nazionale, di Romano Prodi: «Faccia conto tutto ciò che ha fatto fin qui per le primarie e tutto ciò che farà per le elezioni politiche» spiega lui.
Il candidato premier dell’Unione gli ha affidato il vitale incarico perché lo conosce e lo stima da anni. Lui, che presiede l’associazione «L’Ulivo - Democratici in movimento» che accompagna Prodi fin dai tempi dell’Asinello, era il ’95, del resto ha restituito grandi prove d’affetto, basti pensare che presiede anche l’associazione «L’Europa che vogliamo» e che in quella veste ne ha sempre difeso e lodato l’operato quale presidente della Commissione europea.
Lo nomini e suscita reazioni opposte, Epifani, perché uno come lui lo ami oppure lo odi. I prodiani della Margherita, per esempio, si sciolgono in brodo di giuggiole: «Un amico di antica data, un grande organizzatore, un ottimo coordinatore dell’Ulivo» e via così sperticandosi. «Un traditore alla Martinazzoli, pareva tanto intransigente e poi, quando serviva, rinunciò a difendere la Dc, condannandola a morte» sono invece impietosi gli ex amici di partito, in massima parte approdati all’Udc. Fra l’euforia e il dagli all’untore c’è anche un certo gelo, ma quello viene dagli esponenti della Margherita di area rutelliana, i quali ancora ricordano la guerra, combattuta e poi vinta, per farlo fuori alle elezioni politiche nell’era dell’immediata post-Dc.
D’altronde, lui è così, un ultrà, la fede morotea e quella rossoblù mischiate da sempre, a sfociare in un atteggiamento, dice chi lo conosce da vicino, mai conciliante e sempre rigido. Fosse un presidente del Genoa sarebbe indubbiamente l’irascibile Enrico Preziosi, ma lui è molto di più, perché i presidenti cambiano, ah se cambiano, ma Epifani no: da bravo ex Dc Epifani non passa mai la mano. È da sempre lì a rappresentare i piccoli azionisti del Genoa, ha messo su anche un portale Internet, «Genoa Domani», sul quale si diverte a raccogliere commenti e a dare informazioni, lui naturalmente nel ruolo di «coordinatore della redazione».
Almeno sui suoi tratti caratteriali sono tutti d’accordo. È uno che ha le idee chiare e non c’è mai il caso che ceda. Mario è come Romano, in fondo, il viso pacioso e la parlata gentile a mascherare un caratteraccio. Lo tirò fuori in tutto il suo splendore da assessore comunale all’Urbanistica. Era l’88. Il Gruppo Gadolla pensò di dare a Genova un tratto indelebile e aprì il dibattito sul grattacielo Portman. Tanto ci credette che portò i giornalisti ad Atlanta, Georgia, per visitarlo. «Ma il giorno della presentazione, in un impeto di onnipotenza, lui si rifiutò di venire - ricorda Gadolla -. Era fermamente contrario nonostante il progetto fosse ancora in fase preliminare, nonostante in molti cercassero di fargli cambiare idea, nonostante avremmo pagato tutto noi, senza chiedere una lira alle istituzioni». Finì che Sergio Cattozzo, allora segretario della Cisl, li portò da Mario, la prestigiosa trattoria genovese in via dei Conservatori che oggi ha lasciato il posto a un ristorante cinese, e riuscì nella mediazione: «Io rinunciavo al Portman, lui però mi faceva fare il complesso del Jolly Hotel Marina».
Quasi vent’anni dopo, Epifani ha portato il Tir giallo di Prodi in giro per l’Italia per le primarie, segue da vicino la Fabbrica del programma, organizza sedi e referenti regionali per la campagna elettorale. Ma trova sempre il tempo di andare in Tv a infervorarsi sul Genoa. Purché non faccia perdere a Prodi i voti dei sampdoriani.