Ultradestra in piazza a Budapest «Il premier bugiardo si dimetta»

da Budapest

Nonostante il rinvio di un megaraduno convocato dall’opposizione, migliaia di dimostranti antigovernativi - oltre 10mila, c’è chi parla di 15mila - si sono radunati ieri davanti al Parlamento a Budapest, in piazza Kossuth, teatro già nei giorni scorsi di manifestazioni contro il premier socialista, il miliardario Ferenc Gyurcsany, del quale hanno chiesto le dimissioni. Molti gruppi dell’estrema destra sono poi arrivati in serata dalle province incuranti della decisione del partito conservatore Fidesz dell’ex premier Viktor Orban di rinviare il grande comizio elettorale, indetto inizialmente per ieri, con lo scopo di evitare violenze o attentati. Ieri è stata chiusa per alcune ore la stazione ferroviaria Keleti, nella parte meridionale della capitale: una telefonata anonima aveva segnalato una bomba. Si è trattato di un falso allarme.
La folla reclama le dimissioni di Gyurcsany da quando lunedì scorso su Internet è stato diffuso un nastro in cui il premier in una riunione di partito confessa di aver mentito sulla reale situazione economica del Paese per poter vincere alle elezioni di aprile. Da lunedì a mercoledì scorsi la capitale è stata teatro di manifestazioni e di scontri tra giovani e la polizia che hanno avuto un bilancio di 255 feriti.
All’alba di ieri sono stati fermati otto giovani, mentre delle circa 200 persone arrestate nei giorni scorsi 97 sono state già condannate con procedura accelerata a pene tra dieci giorni e tre mesi per vandalismo e resistenza alla polizia. Tra i condannati ci sono alcuni attivisti dei partiti di destra, uno del Fidesz e due o tre del Miep (partito di estrema destra nazionalista di Istvan Csurka) e del Jobbik (estremisti giovani). La polizia ha inoltre emesso mandati di cattura contro altre 500 persone, tutte identificate come teppisti, fra cui molti pregiudicati.
I manifestanti riuniti in piazza Kossuth ieri sera hanno mobilitato un servizio d'ordine di volontari per allontanare i «provocatori». Gli organizzatori della dimostrazione di ieri sera si sono detti delusi dalla decisione di Fidesz di rinunciare al comizio e hanno deciso autonomamente di riunirsi in piazza. Fra gli oratori della manifestazione anche Pal Schmitt, un vicepresidente del Fidesz. Il leader Viktor Orban, in un intervista alla Cnn, ha affermato che «la sorte politica di Ferenc Gyurcsany è ormai segnata» e che quanto avvenuto «gli è sfuggito di mano».
Secondo Orban, le violenze e gli scontri sono destinati a esaurirsi gradualmente, mentre le manifestazioni contro il governo andranno avanti «in quadro costituzionale fino alle dimissioni di Gyurcsany». Le elezioni municipali, in programma per il 1° ottobre, saranno, secondo Orban, una sorta di referendum sul governo, tesi non condivisa da altri partiti ungheresi che affermano invece che le Amministrative non possono cambiare gli attuali equilibri politici. La realtà - affermano - è che Orban vuole sovvertire l’ordine costituzionale del Paese.