Ultrasuoni e chip, la chirurgia diventa dolce

Microcamera nel corpo per operare due piccole di 11 mesi

Marisa De Moliner

Con il record d'incidenti stradali, 46.798 e 63.218 feriti l'anno in Lombardia, Milano è quanto mai indicata ad ospitare il Trauma Center di chirurgia «dolce» aperto da qualche mese al San Carlo. Ma presentato ufficialmente soltanto ieri. Dove per dolce s'intende una chirurgia mininvasiva che non usa i tradizionali bisturi taglienti, ma altri a ultrasuoni, ad alta frequenza o a micro onde. Una chirurgia che s'avvale di un microchip telecamera e non richiede tagli e incisioni. E che è quella che quest'estate è stata utilizzata per la prima volta in Italia per operare due lattanti milanesi di undici mesi. Le due piccole non solo hanno in comune l'età ma anche la patologia: una malformazione congenita all'intestino che impediva loro d'alimentarsi e digerire. È un po' più grande il terzo bambino, sette anni, operato sempre da Cristiano Huscher, neodirettore della divisione di chirurgia generale e d'urgenza dell'ospedale di via Pio II. «Cadendo dalla bicicletta - spiega il professore - s'era rotto il pancreas in due. Un trauma grave cui abbiamo rimediato asportandogli una parte del pancreas tramite tecnica laparoscopica, evitandogli così una cicatrice di venticinque centimetri sull'addome che gli sarebbe durata per tutta la vita». Questo non è però l'unico vantaggio dell'innovativa metodologia chirurgica che utilizza una telecamera davvero minuscola, lunga solo cinque millimetri. Permette, infatti, di ridurre il tempo dell'intervento chirurgico, addirittura di dimezzarlo. Quattro ore nel caso del bimbo di sette anni, che ricoverato al Buzzi, è stato operato al San Carlo. Un'operazione che, grazie all'utilizzo del bisturi a ultrasuoni, non ha richiesto nemmeno i punti di sutura. Due ore è invece durato l'intervento chirurgico cui sono state sottoposte a giugno le due piccole di undici mesi per le quali sono bastati cinque giorni di ricovero post-operatorio.