Ultrasuoni per salvare la prostata

Grazie al contributo della Compagnia di San Paolo, che ha stanziato 763mila euro, l'Ospedale San Giovanni Bosco dell'Asl 4 di Torino è uno dei soli due centri italiani dotati dell'apparecchiatura Sonablate® 500-PC, per la cura dei tumori iniziali alla prostata, con un sistema di ultrasuoni focalizzati ad alta intensità. Dall'ottobre 2004 la tecnologia Sonablate® 500-PC è in dotazione all'urologia dell'ospedale San Giovanni Bosco di Torino, diretta dal dottor Giovanni Muto, struttura che appartiene a pieno titolo al gruppo europeo per l'utilizzo di questa tecnologia: solo un altro centro in Italia, la clinica universitaria di Perugia, possiede questa tecnologia, che in Europa è in dotazione a numerosi centri prestigiosi tra cui Heidelberg, Vienna, Rothenburg, Bruxelles, Londra e Oxford. Si tratta di una terapia alternativa all'intervento chirurgico e alla radioterapia. La metodica agisce come un'ecografia transrettale, in cui però gli ultrasuoni non solo «vedono», ma provocano sull'area focalizzata un effetto termico rapidissimo (raggiungendo in un minuto i 100 gradi), letale per il tessuto tumorale. L'intera operazione viene seguita a video, permettendo che mani esperte calibrino in modo millimetrico la zona da trattare, conservando intatta la mucosa rettale, in quanto l'alta intensità si raggiunge solo sull’«obiettivo». Una caratteristica peculiare di questa tecnologia è infatti il design del trasduttore ultrasonico in grado di effettuare sia l'imaging sia il trattamento. La tecnologia, già nota negli anni Quaranta, è stata perfezionata solo negli anni Novanta ed utilizzata soprattutto per l'ipertrofia prostatica benigna, ma solo dalla seconda metà degli anni Novanta applicata al carcinoma della prostata. L'apparecchiatura di II generazione rende realmente meno invasiva e più sicura la metodica: in primo luogo la sonda transrettale consente di visualizzare e trattare l'area focalizzata simultaneamente e in tempo reale; inoltre consente di individuare ben due punti focali, a 3 e a 4 cm dalla fonte di energia, permettendo di eseguire il trattamento con minori manovre. Il trattamento viene fatto in day surgery e in anestesia periferica. Dall'ottobre 2004 a oggi l’urologia del San Giovanni Bosco ha trattato con questo metodo 53 pazienti, affetti da neoplasia della prostata. Nella maggior parte dei casi l'indicazione al trattamento è stata la neoplasia prostatica localizzata; tuttavia, in casi selezionati, è stata utilizzata anche per il trattamento delle forme recidive.
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