Umanitaria, il parcheggio che salva gli alberi

Iniziato il restauro dell’edificio che ospita il centro culturale. Ripristinando il sottosuolo si otterranno 400 posti: non si potrà più parcheggiare nei chiostri

Anche la Società Umanitaria si modernizza. La celebre istituzione milanese che ha accompagnato per tutto il Novecento l’emancipazione e l’espansione della nostra economia, ha trovato un modo efficace per coniugare affari e cultura oltre ad autofinanziarsi in nome dell’arte. Sono iniziati i lavori riguardanti lo scavo archeologico per i parcheggi sotterranei e la risistemazione del giardino senza danneggiare in alcun modo gli alberi che lo circondano. È in corso l’operazione, che sarà condotta in tre fasi, per concludersi al massimo tra due anni. I posti auto saranno circa 400 - spiega l’architetto Marco Albini -. Si tratta dell’unico parcheggio di proprietà privata i cui spazi a rotazione o in vendita saranno destinati nella maggior parte dei casi ai frequentatori della Società Culturale Umanitaria con ingresso in via Daverio, ma anche ad auto private degli abitanti della zona. Un servizio utile anche per chi deve recarsi in Tribunale in quanto l’Umanitaria è posizionata proprio di fronte al palazzo di giustizia». Il nuovo parcheggio progettato dallo Studio Albini in collaborazione con lo Studio Viti sarà sempre custodito giorno e notte. La particolarità e la novità dell’intervento consiste nel restauro globale di un’area progettata nel 1950 dall’architetto Giovanni Romano entrato a pieno titolo nella storia dell’architettura moderna italiana. Gli edifici dell’Umanitaria e il suo contesto di verde sono in stato di degrado. Questo intervento serve pertanto a finanziare i lavori di restauro della Società stessa, ben nota ai milanesi. Mettere i diseredati, senza distinzione, in condizione di rilevarsi da sé medesimi, e di operare per l’elevazione professionale, intellettuale e morale dei lavoratori». Questo è la spirito originario, oggi ancora valido che il suo fondatore, il mecenate filantropo Giovanni Loria stilò nel suo testamento spirituale, riportato nello Statuto, poco prima di morire nel 1892. A correre ai ripari di questo avanzato degrado è stato il suo presidente Piero Amos Nannini che ha incaricato i progettisti di ripristinare il sottosuolo migliorando l’area di verde senza che questo venga schiacciato come oggi dalle auto fino a oggi parcheggiate sopra: «L’altra fase dei lavori sarà quella di restaurare la facciata degli edifici della nota scuola d’Arti e Mestieri voluta dal suo benefattore, dalla quale sono usciti istruiti e preparati nelle varie professioni tecniche schiere di lavoratori dai primi del Novecento, nel Dopoguerra e ancora oggi in quanto l’istituzione prosegue i suoi corsi e i programmi culturali d’intrattenimento: dalla presentazione di libri alla proiezione di film fino a dibattiti e lezioni di didattica e pratica».
Gli edifici che fanno da corollario all’area di verde sono in stile razionalista: ogni corpo ha una lunghezza di cento metri scandito da lesene e grandi aperture vetrate, il tutto racchiuso da un elegante cancellata in ferro battuto. L’Umanitaria non solo continua la sua attività didattica ma, dunque, promuove iniziative quali mostre, convegni e rassegne cinematografiche che attirano molto pubblico, un pubblico che ora potrà trovare più facilmente parcheggio in piena sicurezza.