Umberto Eco distratto dalle noccioline de «La casta»

La distanza tra gli intellettuali e i propri lettori è superiore a quella tra i politici e i propri elettori. Voi direte che ciò è impossibile. Invece no, e prendiamo a dimostazione di questo assunto lo scivolone di un sensibile osservatore come Umberto Eco nella sua ultima Bustina di Minerva sull’Espresso. Eco, come tante altre fini teste pensanti, che sono intervenute commentando il Grillo pensiero e il Vaffanculo Day, liquidando l’iniziativa del comico come manifestazione del neoqualunquismo mette in relazione il V-Day con il successo della Casta di Stella e Rizzo (Rizzoli). Il ragionamento non fa una grinza, però Eco scrive (testuale): «Le 150mila copie (sino a luglio, che poi se va bene diventano 300mila lettori) non sono noccioline». Infatti, se solo prima di scrivere avesse controllato con una semplice telefonata all’editore (che tra l’altro è anche il suo), avrebbe saputo che La Casta già a luglio veleggiava oltre le 700mila copie e che attualmente il saggio-denuncia dei due giornalisti del Corriere della Sera è arrivato alla diciottesima edizione e ha superato le 780mila copie. Con il semplice calcolo suggerito da Eco, se va bene i lettori diventano un milione e 560mila. Altro che noccioline, qui sono nocciolone.
Sempre a proposito della distanza siderale tra ceto intellettuale e politici da una parte e popolo dall’altra, segnaliamo una interessante provocazione di Eric-Emmanuel Schmitt su Avvenire. Schmitt è uno degli autori di lingua francese più apprezzati e letti nel mondo, scrittore, saggista, opinionista e commediografo, autore tra l’altro di due libri che hanno avuto un certo successo anche da noi: Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano e Odette Toulemonde (emtrambi editi da e/o). È uno che il pubblico lo conosce abbastanza da vicino e, infatti, se la prende con l’arroganza di chi parla in astratto stando dalla parte degli umili e della «gente», ma poi «la massa» sono sempre «gli altri». E così l’intellettuale sbruffone descritto da Schmitt lotta per la cultura contro il mercato, per l’intelligenza contro il dominio delle merci, per un certo gusto estetico contro quello volgare e massificato della gente. «Amiamo i poveri ma non i loro gusti», commenta Schmitt. Appunto, parliamo pure male dei politici, ma l’importante è che il commento abbia il bollino doc e non sia di massa (Alberto Arbasino docet).