Umberto I, chieste le dimissioni del manager

Gli autonomi vogliono conoscere lo stato di salute dell’ospedale, ma manca il bilancio del 2005

Antonella Aldrighetti

Già da un pezzo spira aria di maretta al policlinico Umberto I tra le rappresentanze sindacali e il general manager Ubaldo Montaguti. Il clima ora però è degenerato: siamo alla bufera. Due giorni fa, galeotta una riunione informale, i rapporti con Cgil, Cisl e Uil sono scaduti nelle reciproche accuse verbali di «ladrocinio, malagestione e incompetenza» sfociate poi, nello stato di agitazione del personale sanitario del nosocomio.
Per stamani, quando è stata indetta dalle sigle più rappresentative un’assemblea pubblica di tutto il personale, è attesa la decisione dei sindacati sulla possibilità di indire o meno lo sciopero generale contro la mancata programmazione di risanamento. Vale a dire che il tempo scandito in queste ore ha un unico denominatore comune: la richiesta unanime, da parte della triplice, delle dimissioni del manager. Chi si spinge oltre sono gli autonomi della Fials-Confsal che invitano il governatore Piero Marrazzo a sostituire, tempestivamente, il direttore per mancanza di trasparenza sui conti dell’azienda. Per cui se i confederali del comparto accusano Montaguti di produrre costosi quanto prestigiosi contratti di consulenza a dirigenti amministrativi che poco hanno a che fare con la gestione sanitaria, il sindacato autonomo punta dritto al cuore della gestione: individuare, conti alla mano, qual è lo stato di salute dell’Umberto I dopo 10 mesi dall’insediamento del manager ferrarese. All’appello mancano il bilancio consuntivo del 2005 e il preventivo 2006 perché, malgrado i termini per la presentazione degli atti siano scaduti da un pezzo, i documenti non hanno mai visto la luce dell’«albo pretorio» dove, di norma, vanno affissi. E il manager, come la spiegherebbe tale carenza? «Non la spiega e quindi c’è sembrato opportuno parlare di “giallo” sullo stato di rendicontazione gestionale - sostiene il segretario regionale Fials Gianni Romano - mancano i carteggi che descrivono i consuntivi correnti, la relazione del collegio dei sindaci revisori e le proposte di ripiano del deficit. Ammesso che sussista, per queste ultime, la preoccupazione di redigerle. Gli atti più recenti risalgono al 2004, quando il debito era sul traguardo dei 103milioni di euro». Una bella cifra che però «radio corsia» stima il doppio. «Potrebbe essere il triplo, aggiungendo che non sono stati pagati ai dipendenti gli arretrati contrattuali del biennio economico trascorso e le indennità di servizio prestato nelle ore notturne e nelle ore festive, per cui - chiosa ancora il sindacalista - sommando quest’ammontare ai debiti maturati si fa presto a raggiungere i 300milioni di euro tondi». Una cifra che lascia presagire una possibilità di fallimento, tant’è vero che, nel 1999, la vecchia azienda Policlinico fallì per 600milioni di vecchie lire.
Una possibilità che la Fials non scarta neppure oggi, anzi, la rimarca chiedendo alla Regione Lazio di procedere al commissariamento della struttura nel più breve tempo possibile visto che «il governatore Marrazzo è stato da noi, a suo tempo, dettagliatamente informato sull’ingovernabilità dell’ospedale universitario. Ci siamo stancati di assistere allo scaricabarile delle responsabilità sull’Umberto I: Montaguti accusa di malagestione e incompetenza alcuni dipendenti e afferma che deve rispondere solo ai suoi datori di lavoro che, a suo dire, sono il presidente Marrazzo e il rettore Guarini? Bene, sta a loro revocargli il mandato». E i motivi stanno in quello che la Fials-Confsal definisce un paradosso. «Quando mai s’è visto che i dipendenti possono compiere atti contrari alla pubblica amministrazione senza subire conseguenze benché la direzione ne sia a conoscenza? Ricordi bene il manager ferrarese che - intima il sindacalista - il suo stipendio e quello della consorte lo paga il popolo romano».