Umberto I, due stabili in affitto per 2 milioni

La cinta muraria del Policlinico ormai va stretta al manager Montaguti che sta continuando a darsi da fare per cercare di sconfinare oltre. E data la palese peculiarità immobiliare ci riesce senza difficoltà. Infatti, dopo aver sottoscritto un primo contratto di locazione per un stabile di 3 piani in viale Castrense (di circa un migliaio di metri quadri) per trasferirvi funzionari e impiegati quando partiranno i lavori di ristrutturazione del nosocomio, è pronto a chiuderne un secondo. Il nuovo stabile prescelto è in piazza Indipendenza angolo via Magenta. E se per il primo palazzotto si spendono 763mila euro l’anno per 6 anni, ossia fino al 2014, (mentre per il primo anno di contratto tra cauzione di 159mila euro, oneri condominiali e polizza si arriva complessivamente a 922mila e 200 euro) in seconda battuta il manager ferrarese è riuscito a fare di meglio. Questa volta, invece, per circa 1.500 metri quadri distribuiti su 5 livelli nella parte anteriore della palazzina e altri 3 nella parte posteriore dell’edificio si prospetta una spesa di 840mila euro annui più Iva, oneri condominiali e polizza assicurativa. Insomma si sfora di netto il milioni di euro.
Una cifra che avrebbe dovuto far trasecolare un qualsivoglia amministratore avesse a che fare con un bilancio così pesantemente in passivo come quello del nosocomio universitario. Neanche per sogno, invece. Ubaldo Montaguti ha addirittura indirizzato una lettera alla ditta che detiene l’immobile (la Roan Srl ubicata a Cecchina di Albano presso la Ginevri) per comunicare che «l’azienda ha accettato formalmente la proposta e che a decorrere dal primo dicembre corrente anno si impegna a corrispondere per la locazione della durata di 6 anni, rinnovabili, alla Roan Srl un canone annuo di 840mila euro, iva di legge esclusa». Già, il contratto è quindi bello che stipulato. Però andandosi a fare un giro dalle parti di piazza Indipendenza ci si mette poco a individuare che l’immobile è non solo vuoto ma non ci sono nemmeno le tracce di un trasloco. Portone e accessi laterali serrati e impolverati, vetri sudici e dalle finestre che danno su strada non si fa fatica a guardare dentro per vedere che non manca la sporcizia per terra. A dimostrazione che l’edificio non è ancora interessato ad alcun lavoro. Eppure l’impegno assunto dal manager parla talmente chiaro da essersi guadagnato anche una diffida formale dal sindacato Csa-Cisal università inviata peraltro ai ministeri interessati, al presidente del Lazio Marrazzo e al rettore della Sapienza Luigi Frati. «In un periodo come l’attuale, in cui si chiede a tutta la nazione e quindi in primis alle istituzioni pubbliche di fare economie, viene spontaneo chiedersi come e dove, con bilanci che piangono, si trovino le risorse non solo per fronteggiare le già corpose spese di fitto, ma anche tutte quelle necessarie a ristrutturazioni e adattamenti dell’immobile in locazione. Non solo - precisa il segretario Giuseppe Polinari - lo stupore aumenta quando si va a conteggiare per entrambi gli affitti un ammontare di oltre 2 milioni di euro l’anno e per 6 anni. Viene spontaneo chiedersi come si fa a motivare impegni del genere con il fatto che sono da realizzare lavori di “demolizione” del Policlinico che, si rammenta, è costituito da immobili al 90 per cento del Demanio e per il 10 per cento dell’Università e Regione Lazio. Bisogna che intervengano le istituzioni. Si tratta di denaro pubblico».