Umberto I, l’allarme risale a ottobre

L’affannosa ricerca avviata dal ministero della Salute sulle responsabilità dell’incuria al policlinico Umberto I, innescate dal clamore mediatico dell’inchiesta del settimanale L’Espresso, dovrebbe essere arrivata al capolinea. Già, perché al ministro Livia Turco non sarà difficile venire a conoscenza che il Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro (Spresal) dell’Asl Roma A addirittura a ottobre, il 19 ottobre di preciso, aveva notificato al direttore generale del nosocomio universitario, Ubaldo Montaguti, un verbale denso di notizie sul degrado e il sudiciume che alberga nei corridoi sotterranei. Le stesse notizie che L’Espresso ha abbondantemente filmato. In quella stessa sede proprio il servizio ispettivo dell’Asl Roma A, monitorato l’intero ipogeo, avava dato indicazioni precise sull’improrogabilità della bonifica: entro e non oltre il 19 dicembre successivo. Due mesi che il manager avrebbe avuto per mettersi in regola. Troppo poco il tempo forse, o troppo poco convincenti gli ispettori. Chissà. Tant’è che tornando sul «luogo del misfatto», addirittura il 2 gennaio, gli stessi funzionari hanno verificato che la bonifica aveva riguardato solo una piccola porzione del tunnel sotterraneo. Un motivo sufficiente a far sì che il dirigente del servizio, Umberto Pacchiarotti, sull’inadempienza delle prescrizioni impartite, inviasse l’informativa anche alla Procura della Repubblica. Quanto ai sopralluoghi, va ricordato che le visite al Policlinico da parte del servizio ispettivo dell’azienda sanitaria locale sono state molteplici e approfondite. Il risultato viene fuori proprio da alcuni chiarimenti del soprintendente: «Una serie di rilevazioni che vantano un unico denominatore comune: sporcizia diffusa e cattiva manutenzione. Così nella camera mortuaria dichiarata inagibile assieme alla sala settoria, già a settembre, per il cattivo stato di conservazione dei locali e l’inefficienza del servizio. Così nella cucina dove siamo andati il 25 ottobre scorso e - spiega Pacchiarotti - abbiamo trovato sporcizia diffusa. Tra il 30 novembre e l’11 dicembre l’obiettivo dell’indagine ha riguardato l’Unità di Odontoiatria speciale e Geriatria dove, oltre al sudiciume, abbiamo messo in evidenza violazioni di legge sulla radioprotezione». Insomma nel 2006 gli ispettori sanitari sarebbero stati impegnati, all’Umberto I, in un andirivieni di una dozzina di volte. Ma pure questi ultimi giorni non fanno eccezione. Tutt’altro. Tre giorni fa sono partiti i controlli ambientali dopo un primo decesso causato da legionella. Il servizio d’Igiene pubblica, dopo la verifica sulla morte di una paziente nel reparto di Chirurgia d’urgenza, ha accertato come possibile causa di contagio l’acqua proveniente dal rubinetto nella camera della defunta. Un accertamento che ha portato gli ispettori a ipotizzare la possibilità di una chiusura temporanea del reparto «in attesa di una bonifica sull’impianto idrico e successiva verifica» come precisa il dirigente dell’Igiene pubblica Bruno Corda, e che invece si è esplicitata con la chiusura della stanza, il cambio del rubinetto e del lavabo. L’allarme sul contagio verrà a cadere quando la bonifica sarà ritenuta efficace. Intanto «radio corsia» racconta di un altro caso di legionella al reparto di cardiochirurgia. Anche in questo secondo caso si starebbero predisponendo le indagini di rito. E per fare chiarezza sul caso Policlinico «sarebbe necessario un confronto tra gli scranni istituzionali». Lo chiede il consigliere Tommaso Luzzi (An) che invita la commissione Sanità della Pisana a indire un’audizione del manager Montaguti mentre per il senatore Domenico Gramazio (An) «bisogna far luce sui motivi che portano a speculare sull’Umberto I e le sue professionalità». A rincarare la dose interviene il capogruppo Dc Fabio Desideri che ricorda «quanto già si sapesse a febbraio scorso del degrado, quando Veltroni, Marrazzo, Montaguti e Battaglia presentarono il progetto di ristrutturazione dell’ospedale per un investimento complessivo di 800 milioni di euro. In quella sede furono mostrate parecchie immagini dell’incuria». Ora a progetto pronto servirebbero solo i denari per la posa della prima pietra. A buon intenditor poche parole. Mentre il manager, proprio ieri, ha fatto sapere di ricevere pronta cassa un finanziamento regionale per la messa in sicurezza dei sotterranei: 50 milioni di euro.