Umberto I, Montaguti ordina nuovi «tagli»

In un filmato operatori scontenti e spazzatura che fuoriesce durante la raccolta meccanica E Cursi e Gramazio di An mettono sotto accusa la sanità

Antonella Aldrighetti

Basta un numero, negativo per giunta, a descrivere lo stato di salute odierno dell’Umberto I: meno 262,8 milioni di euro, di cui 144 milioni riferiti al disavanzo 2005 e altri 118,6 milioni previsti in sforamento per l’anno corrente. Già, ma non è una sorpresa: le rappresentanze sindacali l’avevano segnalato che i conti galoppavano sul rosso fisso senza frenare. Così è stato. Tutte le cifre sono scritte in dettaglio sulla delibera aziendale siglata lunedì scorso dal general manager Ubaldo Montaguti e indirizzata proprio alle organizzazioni sindacali. Qui, nella relazione d’accompagnamento vengono additate pure le magagne che, a parere del direttore, sono causa primaria del deficit: prima fra tutte l’eccedenza di personale, la politica eccessivamente concessiva delle retribuzioni e l’elevato consumo di farmaci e beni sanitari se rapportati alla produzione. Vale a dire che le spese per mantenere in piedi il nosocomio sono segnalate, senza troppi giri di parole, come se fossero sprechi.
Ed ecco che dopo la diagnosi dei mali dell’Umberto I, Ubaldo Montaguti, detta pure la cura. Una sortita curiosa che punta «alla razionalizzazione del 2,97 per cento della spesa impegnata per i costi operativi» individuati nel «trasferimento delle prestazioni ospedaliere dal ricovero ordinario a quello a ciclo diurno e al livello ambulatoriale». Che si esplica nell’ipotesi di taglio ai ricoveri e una sfoltita al personale. Una considerazione che fa dire alla Fials-Confsal di essere «esterrefatta nell’apprendere che l’ammontare debitorio dell’azienda sia dovuto ad uno spreco di risorse che spetta all’azienda stessa eliminare e soprattutto dal deficit strutturale riferito allo squilibrio tra potenzialità produttiva e tetto di produzione». Sembrerebbe invece che la diagnosi dei mali dell’Umberto I alberghi altrove? «L’impressione che il direttore generale Ubaldo Montaguti dà è che sta vestendo i panni del commissario liquidatore dell’ospedale perché - precisa il segretario regionale Fials Gianni Romano - invece di porre rimedio alle eventuali carenze diffuse con atti organizzativi se la prende con quelli che chiama sperperi. Strano: s’è dimenticato che da quando ha preso in mano la direzione, ormai dieci mesi fa, ha licenziato una dozzina almeno di documenti per ingaggiare consulenti e contrattisti. E la maggior parte degli atti è di durata superiore all’anno quando invece, a casse vuote la legge invita a non spendere fuori budget».
Gli fa eco la responsabile della Fials medici universitari Maria Ciardi (candidata al consiglio comunale per Forza Italia) che invece esterna la propria preoccupazione nei confronti del personale sanitario «già penalizzato dal fatto che ancora non ha ricevuto gli arretrati del rinnovo contrattuale e, se fosse ufficializzato il disavanzo finanziario conteggiato provvisoriamente, allora sì che il Policlinico sarebbe in pericoloso allarme, strozzato da una piovra pericolosa». E se la triplice rimane silente, c’è la Cisas che si accoda a puntare l’indice sulla gestione amministrativa del manager ferrarese. «Aspettiamo la relazione dei revisori dei conti prima di commentare in toto le dichiarazioni del dottor Montaguti ma - chiosa il segretario Giuseppe Polinari - già sappiamo che i referenti diretti per certe frasi riportate nel bilancio sono l’autorità penale e amministrativa». Non è da escludere dall’analisi degli atti che i sindacalisti si siano piccati per più di qualche «imprecisione»: tra i costi esosi del personale dirigente sono inseriti pure gli stipendi di 115 infermieri professionali, 20 tecnici, 30 Ota e un fisioterapista. Mentre tra tutte le voci di spesa manca quella impegnata per i vertici apicali: gli emolumenti che spettano al manager, al direttore sanitario e al direttore amministrativo.