Umberto I, ora lo scandalo è europeo

Claudia Passa

Dopo Montecitorio, anche Bruxelles si occuperà del «caso Policlinico». Un’altra iniziativa istituzionale s’è abbattuta ieri sulla Giunta regionale guidata da Piero Marrazzo e sul nosocomio dell’università La Sapienza dopo l’interpellanza che il deputato di An Donato Lamorte aveva fatto protocollare alla Camera sollevando seri dubbi sulla liceità del contratto del manager Umberto Montaguti nonché sull’idoneità (giuridica, s’intende) del direttore amministrativo a ricoprire l’incarico che gli è stato affidato dallo stesso Montaguti. Ora toccherà alla Commissione Europea pronunciarsi su due interrogazioni depositate ieri da ben tredici eurodeputati del centro destra.
Negli atti di sindacato ispettivo (firmati da Antonio Tajani, Armando Dionisi, Alessandro Foglietta, Alessandro Battilocchio, Luca Romagnoli, Stefano Zappalà, Renato Brunetta, Giorgio Carollo, Giuseppe Castiglione, Guido Podestà, Amalia Sartori, Jas Gawronski e Marcello Vernola), nomine e compensi di Montaguti e del dirigente amministrativo, Luciano Barnaba, vengono riletti alla luce della normativa europea con la quale si ipotizzano profili di incompatibilità.
In particolare gli eurodeputati ricordano come l’incarico del manager del Policlinico sia stato proposto dal rettore de La Sapienza, e accettato dal governatore Marrazzo, quando la legge prevede l’iter esattamente opposto. Alla luce di questa «illegittima procedura», i parlamentari europei chiedono alla Commissione se la nomina di Montaguti «contrasti con i principi, la legislazione della Comunità in materia di libera circolazione dei lavoratori, diritto di stabilimento, del trattato della Comunità e della giurisprudenza della Corte di Giustizia in materia di “accesso agli impieghi della pubblica amministrazione”».
Un cenno a parte i deputati di Bruxelles lo riservano al compenso di Montaguti, già oggetto di feroci polemiche a livello regionale perché superiore al tetto fissato dalla legge, chiedendo alla Commissione di accertare se «questa violazione della normativa nazionale sia in contrasto con il principio della “giusta e corretta retribuzione” e dell’“accesso agli impieghi della pubblica amministrazione” della giurisprudenza comunitaria», nonché «con la Carta europea dei diritti fondamentali più volte richiamata dalla stessa Corte di Giustizia».
Quanto a Barnaba, i tredici interroganti chiamano in causa la legge che vuole i direttori amministrativi «laureati in discipline giuridiche o economiche», col requisito aggiuntivo d’aver svolto «una qualificata attività di direzione tecnica o amministrativa in enti locali o strutture sanitarie pubbliche». Ebbene, «alla luce del curriculum allegato alla deliberazione - si legge nell’atto di sindacato ispettivo - non risultano esperienze nel settore sanitario e risulta il possesso del diploma di laurea in Fisica», né risulta nell’atto di accettazione dell’incarico «alcuna dichiarazione relativa ad eventuale incompatibilità all’accettazione» stessa. Le normative europee con cui la nomina (e il compenso) di Barnaba potrebbero confliggere sono le stesse richiamate per quanto riguarda il direttore generale del Policlinico capitolino. Seppur meno lauto, infatti, anche lo stipendio stabilito per il dirigente amministrativo supera i tetti previsti dalla legge.
Se la Commissione europea dovesse confermare i dubbi dei tredici deputati di Bruxelles, chissà come la prenderà quel Piero Marrazzo che poco dopo il suo insediamento alla Regione Lazio annunciava: «Il nostro ufficio a Bruxelles sarà la nostra seconda casa».