Umberto I, ristrutturazione «congelata»

L’avvio dei lavori nei sotterranei del Policlinico? Falsa partenza. Il direttore generale dell’Umberto I, Ubaldo Montaguti getta la spugna sulla pratica dell’affidamento diretto, sconfessa il governatore Piero Marrazzo che dà inizio ai lavori del piano ipogeo senza passare per il capitolato di gara e prepara il bando per l’espletamento dell’appalto. Praticamente, a distanza di appena due giorni dalla conferenza stampa organizzata in pompa magna dall’amministrazione ulivista per il taglio del nastro in onore di lavori considerati «indifferibili» e per extrema ratio «urgentissimi», il manager ferrarese che in più di qualche occasione aveva criticato il Giornale, è stato costretto a dargli ragione e fare dietro front. Già perché, come il 25 gennaio, anche ieri il Giornale aveva messo in dubbio l’idea portata avanti dalla giunta regionale e avallata dal manager di passare per l’affidamento diretto della ristrutturazione dell’ipogeo scavalcando i lacciuoli dell’ordinaria burocrazia avvalendosi di procedimenti d’urgenza. Purtroppo però, come vuole la legge, il procedimento d’urgenza è possibile per importi entro i 200mila euro, mentre in questo caso, si parla di almeno 20 milioni. Certo, è difficile credere che pure l’astuto manager non se ne fosse accorto. Ma tant’è. Per quarantott’ore pure lui ha voluto tenere il punto sull’affido diretto che poi è «capitolato». Infatti con schiocco di dita Ubaldo Montaguti ha licenziato il provvedimento d’avvio per le procedure di gara (delibera n. 55 dell’1/2/2007 affissa ieri all’albo pretorio) e tirato un colpo basso al governatore Marrazzo che già si era preparato - almeno così aveva detto - a supervisionare mensilmente i lavori. E adesso? Adesso è tutto da rifare: deciso il progetto, sarà la commissione giudicatrice a decretare chi vincerà la gara. Eppure, malgrado quello che sembra ormai un iter procedurale trasparente e lodevole, qualche bizzarro quesito rimane in piedi. Eccolo. Come mai, il general manager non ha dichiarato il primo febbraio che aveva indetto la gara mentre supportava la valenza dell’urgenza citando la legge Merloni? E perché proprio lui s’era permesso anche di fare il nome dell’azienda scelta responsabile unico del progetto: la Thesis Impianti Spa? Chissà se chi è stato chiamato in causa avrà mai voglia di rispondere. Intanto l’unica cosa certa rimane che i lavori dell’Umberto I sono «congelati» se non per ciò che concerne l’ordinaria amministrazione. E fermo rimarrà ancora per mesi il passaggio degli immobili del nosocomio dal demanio statale all’Università La Sapienza. Già perché proprio ieri il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge, su proposta dei ministri della Salute Livia Turco e dell’Università e ricerca Fabio Mussi, per il trasferimento di proprietà dei beni appartenenti allo Stato già in uso agli atenei per finalità delle facoltà di Medicina. Ed ecco che la sinistra regionale incassa un secondo colpo basso: si attendeva un decreto che, alla spicciolata, avrebbe risolto il problema dell’integrazione tra Servizio sanitario nazionale e atenei ma così non è stato. I tempi s’allungheranno prima di arrivare a un risultato concreto: «Se tutto va bene, si riuscirà ad approvarlo non prima di 2 mesi - taglia corto il vicepresidente della commissione Sanità del Senato Cesare Cursi (An) -. C è da chiedersi come possa il presidente Marrazzo dire che i lavori dell’Umberto I possono partire, dimenticando che la ristrutturazione del complesso non può essere avviata se la proprietà non sarà prima trasferita all’università». Per Cursi, questa «la riprova dell’ignoranza dei vertici regionali: non saper distinguere che decreto legge e disegno di legge comportano tempi e modalità diverse».