Umberto I: troppi dipendenti A rischio 2000 posti di lavoro

Il progetto della Regione prevede investimenti ma anche molti «tagli»

Michela Giachetta

Razionalizzare. È questa la parola d’ordine del nuovo progetto di ristrutturazione del Policlinico presentato ieri nella sede della Regione Lazio. Si tratta di un’operazione di riqualificazione dell’area, che prevede un investimento complessivo di 800 milioni di euro, da attuare, spiega il sindaco, «attraverso la razionalizzazione dei laboratori, dei centri analisi e del circuito interno del traffico». «Ma - aggiunge Ubaldo Malaguti, direttore generale della struttura ospedaliera - anche attraverso la razionalizzazione delle spese e delle risorse operative». «Attualmente - dichiara Malaguti - nel Policlinico si spendono 40 euro al giorno per dare da mangiare ai malati. La cifra standard è di circa 13 euro». «Inoltre - continua il direttore - nell’ospedale vi sono 6.500 operatori per 1.500 posti letto. Al Torretta di Ancona, per fare il confronto con una struttura simile a quella dell’Umberto I, ve ne sono 1.700. Il nostro obiettivo è quello di arrivare ad avere circa 2mila operatori in meno». Questo obiettivo è ben chiaro ai dipendenti dell’ospedale, alcuni dei quali, ieri, hanno fatto sentire la loro voce. Chiedono, in particolare, di «definire l’organico del personale adibito all’assistenza sia regionale che universitario, smettendo di esternalizzare servizi», come è in previsione nel nuovo progetto. Lamentano, inoltre, «la disumana e antigienica situazione di alcuni spazi inagibili e di molti reparti». All’interno della struttura, infatti, non è raro trovare tubi privi di qualsiasi copertura, impianti idrici non a norma, macchine parcheggiate di fronte a rampe per disabili, ma anche ferri piantati nell’asfalto su un terreno percorso da barelle e mezzi di trasporto dei malati.
Per porre rimedio a questa situazione, ecco quindi il nuovo progetto, diviso in due fasi, che dovrebbe portare alla riqualificazione di una struttura, punto di riferimento per la città, la regione e molte zone del Paese, ma anche «risorsa nevralgica per l’università», come ha ricordato il rettore della Sapienza, Renato Guarini. Per la prima fase del progetto, l’investimento è di 387 milioni, di cui 115 provengono da stanziamenti statali. Gli altri saranno reperiti attraverso operazioni di leasing e da privati che gestiranno alcuni servizi. «Il cantiere dovrebbe essere aperto nella primavera del 2007 - spiega Montaguti - ma il primo scoglio è quello della realizzazione delle gare. Se riusciremo a partire ad aprile, il 2010 mi sembra una data ragionevole per la conclusione della prima fase dei lavori». Questa prima fase interesserà la riqualificazione dei nove blocchi ospedalieri e partirà con la realizzazione di due nuovi edifici: il primo avrà 350 letti di degenza ordinaria che ospiteranno medicina generale e specialistica, il secondo ospiterà ventiquattro sale operatorie e reparti di radiologia generale e terapia intensiva. Gli interventi proseguiranno con il completo ammodernamento del Regina Elena, ora inutilizzato. «Pensiamo di spostare all’interno di quell’edificio alcuni dei reparti interessati dalla ristrutturazione», spiega Malaguti. Che aggiunge: «Non abbiamo intenzione di chiudere alcun reparto durante la riqualificazione dell’area». La seconda fase della ristrutturazione, che avrà termine nel 2015, prevede invece la costruzione di un campus con albergo, aree commerciali e verdi, parcheggi.