Umberto Orsini: «Con il buio

Esiste un confine, e soprattutto di quale spessore è la linea di demarcazione tra normalità e diversità? «Molly Sweeney» di Brian Friel, in scena al Teatro Franco Parenti da martedì 11, vuole spiegare, attraverso una sempre più rara passione impetuosa di un grande attore, il vasto mondo di contraddizione della natura umana. Sarà Umberto Orsini, nei panni del dottor Rice, a cercare di guarire con la sua scienza la protagonista, Molly, la quale, dopo quarant'anni di cecità, si ritrova ad essere protagonista di un mondo che non le appartiene, di una realtà della quale ha una «visione cieca». Al fianco di Valentina Sperlì e Leonardo Captano, Orsini lancia una sfida anche al pubblico milanese, proponendo una novità originale. «Dopo la mia esperienza dello scorso anno all'Istituto dei Ciechi di Milano - racconta l'attore novarese - ho voluto affrontare questo testo difficile da trasporre per la scena in modo accattivante. Grazie alla raffinatezza artistica del regista Andrea De Rosa, visionario, giovane e intelligente, ho trovato il modo per coinvolgere direttamente il pubblico e renderlo protagonista del percorso di Molly attraverso la scoperta del mondo circostante». Uno spettacolo breve, ma intenso: un'ora e un quarto, di cui mezz'ora trascorso nella completa immersione nel buio. «La platea condivide appieno le sensazioni della protagonista: ogni spettatore si immagina, si disegna i volti, le vicende, fantastica sugli stati d'animo della persona cieca. Attraverso il solo udito, il pubblico ha la piena fruizione dello spettacolo riscoprendo il gusto dell'ascolto, suggestionato anche da una colonna sonora importante ed espressiva». Quando Molly comincia a decifrare prima i contorni degli oggetti, dapprima immersi nella nebbia poi via via sempre più concreti, anche lo spettatore condivide la gioia, ma anche la paura, fino a trasformare la scoperta in un evento traumatico. «Non è vero che la gente vuole solamente ridere; questa è la prova che esiste anche il desiderio di emozionarsi: dopo "Il Padre" e "Copenaghen“, per me questa è stata una grossa sfida; tuttavia sono la mia esperienza e la mia professionalità a portarmi ad osare a fare certe proposte».
Il pubblico, come del resto il teatro, sono cambiati, ma in nome della qualità Orsini, senza vestire i panni de censore implacabile, teme l'accentuarsi di certe tendenze: «Mi preoccupo quando mi accorgo che il pubblico offre il suo consenso anche alle indecenze. Mi intristisco molto e mi pongo delle domande per comprendere se la gente sia in grado di capire i miei sforzi. Purtroppo c'è stato un imbarbarimento del pubblico e parallelamente anche del teatro; con un concorso di colpe, ormai i teatranti non rischiano nemmeno più. Per quanto mi riguarda, sono orgoglioso di fare questo mestiere con i sacrifici del caso ma, vista anche la vitalità delle mie proposte, anche con delle grosse soddisfazioni». E' luogo comune ritenere che anche la televisione abbia responsabilità in questo processo di dequalificazione del teatro. «Basterebbe che in tv trasmettessero delle commedie alle 10.30 del mattino: sarebbe un grande successo perché le casalinghe e i pensionati, anziché dilettarsi nell'ennesima ricetta con caviale e tartufo, si potrebbe divertire in maniera più costruttiva».
«Molley Sweeney»
Teatro Franco Parenti
dall’11 al 23 novembre
Info: 02/599944700