Umts, Ipse chiede al Tar 4,5 miliardi

da Milano

È quattro miliardi e mezzo di euro la somma chiesta allo Stato da Ipse (che ha come maggior azionista la spagnola Telefonica con il 45% e partner importanti come Capitalia e il gruppo Fiat) a titolo di restituzione delle somme pagate per l’attribuzione delle frequenze Umts. Il ricorso è pendente davanti al Tar del Lazio e l’udienza è fissata per il prossimo 6 luglio. Ipse, società che nel 2000 ebbe in assegnazione una delle licenze Umts, contesta il provvedimento con il quale il ministero delle Comunicazioni il 25 gennaio scorso ha disposto la revoca della licenza. In realtà il ministero ha revocato la licenza in quanto la rete Umts non è mai stata realizzata. Oltretutto il valore delle frequenze in oggetto (circa 15Mhz) è molto più basso di quanto richiesto, che è in realtà il prezzo pagato al momento dell’asta. Oggi infatti il valore è stimato intorno ai 200-250 milioni di euro a causa delle mutate condizioni di mercato. Per rilevare Ipse si erano fatte parecchie ipotesi ma le molte trattative non si sono mai concluse. A Telefonica è stata recentemente ritirata una licenza Umts in Svizzera senza indennizzi. Anche qui come in Italia il servizio non è partito e la rete Umts non è stata realizzata.