Unabomber, la «firma» è nell’esplosivo

Portogruaro, anche stavolta la «trappola» è stata confezionata con nitroglicerina

Sandro Rinaldini

da Portogruaro (Venezia)

«L'unica possibilità di poterlo prendere è che gli scoppi una sua bomba in mano». Allarga le braccia don Oscar Redrezza responsabile del Duomo di Sant'Agnese di Portogruaro dove nel novembre del 2003 un accendino riempito di esplosivo, opera di Unabomber, venne trovato integro nell'imbottitura di un inginocchiatoio del Duomo. Per il sacerdote non ci sono dubbi: solo un errore potrebbe incastrare il folle bombarolo che da 11 anni semina feriti e terrore fra Veneto e Friuli. Invece, questa volta, dopo l'ennesimo ordigno inesploso rinvenuto sabato pomeriggio, caduto da sotto il sellino della bicicletta di Sandra P. , 39 anni, bibliotecaria all'università di Padova, residente a Portogruaro, potrebbero arrivare elementi importanti per dare finalmente una identità al maniaco. L'ordigno, infatti, realizzato come tante altre (questa è sesta volta che una sua bomba viene trovata integra, ma in due casi si trattava di tubi bomba che Unabomber non usa più dal 2000) potrebbe «parlare», fornendo cioè indizi utili alle indagini.
Da un primo sommario esame da parte dei carabinieri dei Ris, la bomba custodita all'interno di una scatoletta di metallo non più grande di un pacchetto di sigarette aveva una fialetta di nitroglicerina collegata con fili elettrici a un paio di pile.
Le analisi tecniche, oltre alla conferma che si tratti di Unabomber, potrebbe rilevare impronte ed altri particolari per possibili piste investigative. Un confronto, poi, sarà fatto con la bomba piazzata dentro a una scatoletta di tonno, spedita proprio da Portogruaro lo scorso aprile ad una missione di suore in Romania e, nonostante si tratti di un reperto importantissimo per le indagini, ancora nelle mani della polizia rumena. Altrettanto, poi, potrà avvenire dalla esatta ricostruzione dei fatti accaduti sabato pomeriggio a Portogruaro.
Ieri è stato possibile, infatti, capire come e dove ha agito Unabomber e in queste ore sono decine le persone, possibili testimoni, che polizia e carabinieri del pool interforze che indaga su Unabomber stanno sentendo a Portogruaro. La bibliotecaria avrebbe usato la bicicletta fin da giovedì scorso, giorno del suo rientro da Padova dove lavora, città nella quale era arrivata domenica 3 luglio in treno dopo aver lasciato la sua bicicletta, chiusa con un lucchetto, nel parcheggio davanti alla stazione ferroviaria di Portogruaro-Caorle. Giovedì scorso, quindi, Sandra P. è tornata in treno e ha inforcato la sua bicicletta. La donna ha usato poi la bici, dopo averla lasciata a casa dei genitori dove trascorre i giorni liberi e dove abita anche il fratello Sergio, in via Monteverde, fino a sabato pomeriggio quando, verso le 14,45 è uscita per raggiungere il centro cittadino. Con lei c'era un parente che, a pochi metri da casa, seguendola, ha notato che da sotto la sella le era caduto qualcosa. La donna si è fermata e ha visto il pacchetto-bomba.
E in tempo di vacanze torna ancora una volta la paura. A Lignano Sabbiadoro (Udine), località balneare per due volte, nel 1996 e nel 2000, teatro di azioni di Unabomber, è tornato lo stato di all’erta. Si temono altri ordigni in spiaggia. E lo stesso avviene ormai in tutto il Nord-Est.