Unabomber a Londra, terrore contro le multe

Due persone ferite: hanno riportato ustioni a mani e torace. Allarme in
tutta la regione del Tamigi, altri tre plichi sospetti mandati a
destinatari analoghi. Due
lettere esplosive in solo 24 ore con un bersaglio simile: le società
che riscuotono i soldi delle contravvenzioni del Comune di Londra

Londra - Altri due feriti, un'altra lettera-bomba.
A distanza di sole 24 ore dal plico postale deflagrata lunedì nei locali di una società di servizi di Londra, ieri mattina una nuova esplosione in un centro commerciale a Wokingham, cittadina di 30mila abitanti della periferia londinese.
Identico il processo di detonazione, simile il bersaglio prescelto. Una sospetta coincidenza - anche temporale - che ha indotto gli inquirenti, pur trincerati nella massima prudenza, ad ipotizzare che si nasconda la medesima mano dietro gli attentati.
Un «Unabomber» in versione anglosassone. I due feriti - due uomini sulla trentina che al momento dello scoppio si trovavano negli uffici della società Vantis all'interno dell'Oaklands Business Centre - hanno riportato solo ustioni superficiali alle mani e al torace, e non è stato necessario il ricovero ospedaliero. Un grande spavento, ma nessun pericolo per la salute dei due, dunque, come confermato dal portavoce dell’azienda Ross Clarkson: «I feriti sono stati medicati sul posto, altri 14 dipendenti sono stati fatti uscire dai locali per precauzione». Ma l'allarme, comunque, è già scattato in tutta la regione (e non solo). La Thames Valley Police, incaricata delle indagini, sta conducendo accertamenti su altri tre pacchi «sospetti» inviati a società analoghe, due con sede nella stessa contea (Thames Valley), una di Birmingham. Martedì mattina le forze dell'ordine sono state avvertite poco dopo le nove: evacuato tutto l'edificio e bloccato il traffico nella zona, sono entrati in azione gli artificieri dell'esercito e il reparto anti-terrorismo per i primi sopralluoghi e rilievi. Per il momento le autorità non si sbilanciano, ma appare più di un’ipotesi l’esistenza di un filo conduttore tra l'esplosione di Wokingham e quella avvenuta ad inizio settimana nel quartier generale di Capita Group Plc, in cui una segretaria ha riportato ferite leggere guaribili in una settimana. Due lettere-bomba in due giorni. Entrambe indirizzate a società di servizi che collaborano con l'amministrazione di Londra nell'ambito della regolamentazione del traffico stradale. Una - Capita - gestisce i pedaggi automobilistici per l'ingresso in alcuni quartieri di Londra; l'altra - Vantis - è coinvolta nell'amministrazione delle multe per gli eccessi di velocità. Similitudini troppo ingombranti per non ammettere probabili legami tra i due incidenti. L'ipotesi più accreditata è che i due ordigni esplosivi siano stati spediti da una «vittima» dei controllori stradali, probabilmente un automobilista indisciplinato incorso di recente in sanzioni amministrative o economiche.
Un sospetto messo in evidenza da Martin Brunt, cronista di nera per la televisione Sky, secondo cui si tratterebbe di una pericolosa campagna di protesta «contro» chi controlla le strade londinesi. «Le indagini cominciano a procedere in questa direzione, come se si trattasse di azioni di uno o più automobilisti sregolati - l'opinione di Brunt -, che hanno inaugurato una serie di gesti simbolici». In passato le lettere-bomba erano tra le armi di rivendicazione più utilizzate dall'Esercito repubblicano irlandese (Ira). Nel corso degli anni ’70 gli uffici governativi britannici, in qualità di rappresentanti del governo oppressore, venivano presi di mira da rudimentali ordigni nascosti in plichi postali dall'apparenza innocua.