Unabomber, la perizia non convince più i pm

Cominciano a vacillare le certezze della procura dopo la controperizia della difesa. In
discussione l’esame sulle forbici sequestrate al sospettato: sarebbero
state manomesse. Il procuratore: "Rischiamo di tornare al punto di partenza"

Centododici pagine, con 18 documenti allegati e tre fascicoli tecnici relativi al lavoro dei consulenti di parte, per dire che Unabomber non è lui. Ottimo lavoro quello degli avvocati di Elvo Zornitta, l’ingegnere dalla «r» arrotata e i modi educati, che nemmeno di fronte alle domande perfide sembra scomporsi. Cinque anni da sospettato, microspie sparse qua e là tra casa e auto, perquisizioni e accuse, una figlia che i compagni di classe scrutano con sospetto, non lo hanno schiacciato. Si è sempre proclamato innocente e adesso, almeno in parte, anche quei magistrati che qualche giorno fa dichiaravano trionfalistici «le prove non lasciano dubbi», fanno marcia indietro.
Il suo avvocato dagli occhi ghiacciati, color azzurro, l’aveva annunciato. Con disappunto verso le frettolose certezze degli investigatori. La guerra delle perizie segna un punto a favore di Maurizio Paniz. Della difesa. «Abbiamo un elemento sorprendente», aveva dichiarato all’indomani del supertest «balistico» che si pensava inchiodasse l’ingegnere di Azzano Decimo.
Così dopo il vertice tra magistrati ecco il procuratore generale di Trieste, Beniamino Deidda, uscire sconsolato. Per ammettere che «la difesa solleva una serie di quesiti, di eccezioni, di dubbi consistenti sia di metodo che di contenuto sulla perizia depositata». E che per questo «si è concordemente deciso che è interesse di tutti approfondire questi aspetti. Quindi restiamo in attesa dell'udienza del 22 gennaio in cui sarà il gip a dover sciogliere i quesiti che la difesa propone».
Quali sono gli elementi a discarico? «I nostri rilievi - spiega Paniz - mettono in discussione il lavoro sui toolmark (l’esame che fa combaciare le forbici utilizzate da Unabomber per fabbricare un ordigno con quelle sequestrate all’indagato, ndr) sui quali si è basata la perizia dei consulenti dei gip, perché quella dei toolmark non è un'analisi scientifica. E abbiamo la prova che cercavamo e che scagiona completamente Zornitta».
Perdipiù le stesse forbici sarebbero state «manomesse» per incuria durante una delle tre precedenti perizie, quella eseguita dagli esperti della polizia Scientifica di Roma.
«Ero convinto prima dell'innocenza del mio assistito, oggi lo sono ancora di più», precisa il difensore secondo cui un altro elemento a favore di Zornitta è che le forbici, secondo l'accusa, sarebbero state utilizzate per la preparazione di un attentato avvenuto il 1° aprile 2004 e sarebbero state sequestrate nel capanno dell'ingegnere il 26 marzo del 2006, cioè due anni dopo. «Ciò presupporrebbe che quelle forbici siano rimaste in possesso dell'ingegnere per tutto questo tempo e per due anni rimaste inutilizzate».
La verità dell’accusa scricchiola. La decisione a quale delle due Procure, tra Trieste e Venezia, verrà assegnato il caso è rimandata al 22 gennaio. Giorno dell’incidente probatorio. Toccherà al gip decidere se quelle tracce sul lamierino d’ottone della trappola inesplosa nella chiesa di Portogruaro siano una prova. Sufficiente per processare l’ingegnere. Ma come dice Ennio Fortuna, procuratore generale di Venezia «si rischia di tornare al punto di partenza».