Un'altra tassa per 4 milioni di italiani

Secondo uno studio campione il fisco locale annullerà i pochi vantaggi delle nuove aliquote. L’ennesima imposta: 54 euro per ogni italiano. Le imposte dovute ai comuni saranno mediamente aumentate di 29 euro, mentre la quota Irpef delle regioni crescerà di 25 euro

Roma - Per la Uil è la conferma di un timore. Il fisco delle regioni e dei comuni - sosteneva il sindacato di Luigi Angeletti mentre il governo Prodi muoveva i primi passi - si mangerà i pochi vantaggi della rimodulazione delle aliquote a favore delle classi medie. La fine del blocco alle addizionali deciso dal governo di centrodestra vanificherà gli effetti di quella operazione di redistribuzione della ricchezza via fisco decisa con la finanziaria 2007. Operazione alla quale, tra l’altro, il sindacato laico non ha mai creduto troppo.
E così è successo, secondo i dati raccolti dagli esperti di via Lucullo in 60 comuni capoluogo di provincia dai quali emerge che in media gli italiani si ritroveranno a pagare 54 euro in più nel 2007. Le imposte dovute ai comuni saranno mediamente aumentate di 29 euro, mentre la quota Irpef delle regioni crescerà di 25 euro. La volontà di ricorrere alla leva fiscale è condivisa da un bella fetta di comuni (il 36,7 per cento). E il risultato è che gli aumenti toccheranno 4,1 milioni di contribuenti, 127mila dei quali sperimenteranno per la prima volta il fisco del sindaco.
Dati di sintesi che rispecchiano realtà molto diverse. C’è quella di Roma, che già partiva da addizionali care (439 euro in media nel 2006) e dove, da quest’anno si pagheranno 82 euro in più, che porteranno l’imposizione locale a quote 521 euro. Ma c’è anche Milano, dove non c’è stato nessun aumento. L’addizionale comunale non esiste e quella regionale è rimasta a quota 343 euro. A livello regionale sono i cittadini dell’Emilia Romagna i più danneggiati dai rincari: a Ravenna un cittadino con uno stipendio di 27mila euro pagherà 243 euro in più, mentre gli abitanti di Bologna, Ferrara e Modena dovranno sborsare 216 euro aggiuntivi.
Di fronte a questa situazione, la Uil vorrebbe che i governi locali rafforzassero la concertazione con le organizzazioni sindacali. E al governo chiede una no tax area anche sulle imposte locali. Il problema, ha commentato il segretario confederale Guglielmo Loy, è che non sono colpiti solo i più ricchi. La fascia di reddito oltre i 25.000 euro «rischia come minimo, di pareggiare la rimodulazione delle aliquote» effettuata a livello nazionale.
Lo studio è caduto nel mezzo della polemica sulle prime buste paga del 2007, alimentata da altre indagini che hanno calcolato quando le decisioni del governo Prodi peseranno sugli stipendi. Un clima che al governo deve essere sembrato il risultato di una campagna ostile, tanto che ieri il viceministro all’Economia Vincenzo Visco è tornato a difendere il fisco dell’era Prodi, assicurando che le buste paga di gennaio «confermano le nostre stime» sui guadagni fiscali prodotti dalla nuova Irpef. «Dalle medie e dalle notizie che abbiamo - ha spiegato l’esponente Ds - sono confermate le nostre stime: fino a 40.000 euro c’è un vantaggio in termini di minori imposte, comprese le addizionali regionali e comunali in vigore nel 2006». Sulle quali, comunque, il viceministro declina ogni responsabilità: «Le nuove addizionali non sono nelle nostre mani».
Il centrodestra si è fatto portavoce di chi è rimasto deluso dalla prima paga del 2007. «Gli italiani da oggi avvertono che la busta paga e più leggera e ringraziano il governo», ha attaccato Paolo Bonaiuti, portavoce di Silvio Berlusconi, osservando come ancora non sia arrivata la stangata sulla casa. «Visco ha e dà notizie false mentre gli italiani purtroppo hanno le buste paga vere», ha aggiunto l’economista di An Mario Baldassarri. Per il vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto, «gli italiani si stanno accorgendo sulla loro pelle degli effetti della cura Prodi-Visco e Padoa-Schioppa».