Un'antologia di racconti dove il "solitario di Providence" è un personaggio da incubo...

Un esempio di collaborazione tra scrittore e lettori particolarmente riuscita è l'universo, affascinante e terribile, creato dalla fantasia di H. P. Lovecraft, i cui culti abietti e divinità blasfeme hanno generato un numero davvero infinito di imitatori, non sempre inferiori all'originale

C'è un sottile filo che unisce i lettori ai cosiddetti autori di culto. Spesso l'autore viene elevato dal ruolo di semplice inventore di storie a quello di sacerdote che introduce l'iniziato ai misteri. Il narratore diventa un maestro, i neofiti entrano in un vero e proprio universo parallelo che, col passare del tempo, si arricchisce di nuovi iniziati, ovvero di lettori dediti ad ampliare il mondo creato dal loro idolo. Un esempio di collaborazione tra scrittore e lettori particolarmente riuscita è l'universo, affascinante e terribile, creato dalla fantasia di H. P. Lovecraft, i cui culti abietti e divinità blasfeme hanno generato un numero davvero infinito di imitatori, non sempre inferiori all'originale. Il «solitario di Providence» ha una folta compagnia di ammiratori anche in Italia, come dimostra il decano dei suoi seguaci, l'infaticabile Gianfranco de Turris il quale, in occasione dell'ottantesimo anniversario della morte di HPL, dà alle stampe Sotto il segno di Lovecraft (Watson Edizioni), un'antologia di venti racconti nei quali Lovecraft appare come protagonista. Scrittori affermati come G. O. Longo, Errico Passaro, Gabriele Marconi, Dalmazio Frau, Max Gobbo, lo stesso de Turris, insieme con altri che narratori non sono, come lo sceneggiatore Alessandro Bottero, si sono cimentati nella trasposizione letteraria di un personaggio reale che nella finzione, e nel post mortem, diventa il contrario di quello che fu nella vita terrena: da narratore incompreso ad autore di culto (anzi, di Cthulhu), da introverso a mentore, da timido malaticcio a eroe impavido, da ateo materialista a mito immortale.