«UNDERGROUND» FINALMENTE COLPISCE DURO

Il sabato sera, le notti in discoteca, la noia della vita in provincia, la voglia di sballo e stordimento, un generico impulso al divertimento sentito come un obbligo per chi ha vent'anni. All'apparenza i soliti argomenti periodicamente trattati dalla nostra tv e in parte riciclati da Underground (giovedì su La7, ore 21,30) che ha mandato Tiziana Panella a intervistare sull'argomento Dolcenera, Alex Britti ed Enrico Silvestrin. Non si sa a quale titolo fossero stati chiamati proprio loro a parlare di alcol, spinelli, voglia di evasione, gin tonic che per legge non si possono acquistare al banco degli autogrill nei cui corridoi puoi però comprare intere bottiglie di vodka senza che nessuno ti dica niente. E non si sa se si sia voluto contrapporre il loro punto di vista «importante», di personaggi con un certo ascendente sul pubblico giovanile, a quello di tanti ragazzi comuni che nello stesso programma tentavano di spiegare con la disordinata energia dei vent'anni il percorso che dalla noia di certi sabati sera porta alle tragedie di certi terribili schianti automobilistici. Sembrava una delle solite inchieste sui giovani che vivono di notte le loro piccole o grandi trasgressioni, con un taglio giornalistico più ambizioso rispetto ad analoghi tentativi televisivi, ma senza riuscire a imprimersi nella memoria. Almeno fino a quando, per rivivere una delle più impressionanti tragedie del sabato sera accadute di recente (quattro giovani della provincia bresciana finiti con l’auto in un fiume e morti annegati) è apparsa sullo schermo la madre di uno di questi giovani. Aveva accettato di tornare sul luogo dell'incidente davanti alle telecamere «nella speranza che possa servire a qualcosa, a fare in modo che quello che ho vissuto io non capiti ad altri». Il dolore di una madre, il suo racconto toccante detto con parole difficili da dimenticare («Speri sempre che il corpo che vedi tirare fuori dall'auto non sia quello di tuo figlio. Poi gli riconosci le scarpe, a quel punto speri che abbia prestato le sue scarpe a qualcun altro») può servire davvero da monito, da deterrente, da vaccino contro le ecatombi stradali? Probabilmente no, come ha detto Silvestrin («Può servire sul momento, ma nel giro di qualche giorno viene tutto dimenticato»). Tuttavia ci si interroga da tempo sulle contromisure anche mediatiche da adottare per contrastare il fenomeno. All'estero ne hanno ridotto la portata con spot crudi ma efficaci, che mostrano senza reticenze gli effetti di questi incidenti. Qui da noi non siamo così decisi nella lotta al fenomeno, e non ci resta che confidare nell'impatto emotivo delle parole struggenti di una madre.

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