Undici minuti per raccontare la violenza contro le donne

Undici minuti per raccontare le vessazioni e le condizioni di vita delle donne nel mondo musulmano. È questo l’argomento del cortometraggio Submission, ultima pellicola del regista Theo Van Gogh. Una pellicola maledetta, considerata da molte persone di fede islamica offensiva e blasfema. Il film ha forma di un monologo che riassume le sorti e le angosce di tre donne. In un'ambientazione senza spazio e senza tempo, una donna musulmana racconta le violenze domestiche che quotidianamente subisce in virtù delle leggi coraniche e rivolgendosi direttamente a Dio gli rinfaccia il male che in nome suo le viene fatto. La scena incriminata, la più criticata dal mondo islamico, ritrae i versetti del Corano proiettati sulla schiena nuda di una donna percossa. Il passo in questione è il primo della Sura delle donne (4:34): «Gli uomini sono preposti alle donne, (...) Ammonite quelle di cui temete l'insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele». In molti hanno considerato di cattivo gusto la dissacrazione del testo coranico compiuta in questo modo. Il regista si ispira chiaramente ai «Versetti satanici», di Salman Rushdie: entrambe le opere sono una critica diretta all'Islam più retrivo e conservatore. La sceneggiatrice, Ayaan Hirsi Ali, di origine somala, ha provato in prima persona la violenza di questi ambienti, avendo subito l’infibulazione.